Dio aeriforme e il potere apotropaico della flatulenza

La post-modernità ci pone delle domande essenziali sulla natura del sacro. L’uomo contemporaneo, infatti, ha espresso più volte una sincera e profonda voglia di ritorno al divino. Esempi di tale rinascita di un sentimento mistico sono i ricorrenti pellegrinaggi organizzati da diversi tour operator europei e non solo in luoghi sacri come Medjugorje.[1] Tuttavia, è soprattutto la ricerca di divinità alternative nel mondo arabo e orientale una delle manifestazioni più importanti di questa virata al mondo metafisico.[2] In questo senso, gli studi sul post-coloniale ben si prestano come strumenti per condurre un’attenta analisi di questi fenomeni antropologici che altrove ho definito frutto di una “neo-idolatria pluriconfessionale ed escatologica.”[3] In quell’articolo di un paio d’anni fa, ho cercato di delineare la funzione del sacro in epoca post-coloniale e la presa di coscienza di certe comunità delocalizzate nei confronti della fede.[4] Qui mi propongo invece di riprendere le fila del discorso, iniziato già nel 1999 con il libro Anubi: il Dio canide ovvero il signore degli occidentali,[5] ampliandolo alla luce delle nuove scoperte scientifiche sulla natura fisico-chimica della flatulenza.[6]

In primo luogo, il recupero delle tradizioni mistiche appartenenti a paesi arabi, orientali e centro-africani, nonché il ritorno allo sciamanesimo degli aborigeni e dei nativi americani, non sono altro che fenomeni che dobbiamo far rientrare nella categoria di post-colonialismo mistico. In altre parole, l’uomo occidentale, stanco e frustrato dalle religioni monoteiste classiche, negli ultimi decenni ha optato per un incontro/scontro con culture ataviche proprie di popoli che un tempo considerava inferiori connotandoli con un forte stigma raziale. Queste popolazioni di origine afro-asiatiche e amerinde possiedono ancora un senso del sovrannaturale e del divino che parte dall’animismo centro-africano fino allo spiritismo ascetico aborigeno per passare al politeismo induista. Come appare evidente, questa ricerca del sacro avviene in quelle che un tempo erano le colonie di imperi occidentali. In questo senso si possono riscontrare fenomeni specifici a seconda che si passi da un’ex-colonia ad un’altra. Per esempio, negli Stati Uniti d’America avremo un ritorno alla volpe come animale totemico dei nativi americani; in Gran Bretagna si riscontrano costruzioni di nicchie votate al dio Shiva; in Francia si è manifestata una crescita esponenziale di Moschee per vegani; in Italia il fenomeno del fondamentalismo animista è purtroppo assai noto dopo i recenti fatti di cronaca.[7][8][9]

Questo recupero della fede dopo la morte di Dio e l’annichilimento della metafisica nella filosofia occidentale, tuttavia, va letto in chiave post-moderna. Dio e la metafisica vengono ripristinati dopo quasi un secolo di oblio, ma attraverso un mondo concettuale totalmente stravolto. Dio così diventa rete totalizzante e assume le forme ipertestuali del World Wide Web. Inoltre, nasce sempre più l’esigenza di secolarizzare il divino e portare a compimento l’idea di Dio-macchina. Infine, si può dire che questo processo di rielaborazione del sacro in epoca post-moderna ha fatto emergere un concetto del divino nuovo, definito dal sociologo polacco Zygmunt Bauman “Dio liquido.”[10]

In questo saggio vorrei spingermi oltre e affermare piuttosto che nell’epoca della post-modernità ci troviamo di fronte a un Dio aeriforme. Lo si può constatare quotidianamente entrando in un autobus o sulla metro, facendo due passi in un mercato del pesce o passeggiando in una zona trafficata e satura di smog. Il Dio a cui mi riferisco è un Dio che vive nei canali di scolo lungo i marciapiedi e giù dentro i tombini nelle fognature. Il Dio di cui sto parlando è un Dio che manifesta la sua presenza nelle toilette delle nostre case ma soprattutto in quelle pubbliche. Sto parlando di un Dio-puzza. In quest’ottica, assumono un significato nuovo le dottrine religiose oggi sempre più di moda del vegetarianismo e del veganismo. Secondo tali culti, infatti, bisogna condurre delle diete a base prevalentemente o esclusivamente vegetale, contribuendo così all’aumento della produzione di gas intestinali e alle conseguenti flatulenze: ultime manifestazioni post-moderne del divino che abita in noi.

Da questo ne deriva l’accettazione del Dio in forma di puzza con le sue caratteristiche intrinseche. Innanzi tutto l’immanenza: Dio si trova in tutte le cose e in noi stessi come forma fisico-chimica.[11] In secondo luogo, Dio è presente e viene percepito dai nostri recettori olfattivi nella sua particolare fragranza polimorfa e plurima, sempre cangiante. In ultima analisi, Dio può essere espulso e così manifestarsi pienamente nella realtà attraverso le due vie tipiche: orale (eruzione) e anale (flatulenza). In questo senso va indagato il potere apotropaico della flatulenza, cioè la capacità che l’emettere gas attraverso l’ano producendo il caratteristico rumore a trombetta ha di allontanare la presenza del maligno.[12]

Concludendo, la post-modernità ha ricreato il concetto di Dio, traendolo da culture post-coloniali e ricollocandolo in un contesto estraneo. Questa ricollocazione ha prodotto fenomeni di riattribuzione semica che hanno fatto emergere nuove idee di sacro. Passando dalla forma solida di deità a quella liquida si è giunti, oggi, a un Dio aeriforme che si esprime nella sua doppia accezione di flatulenza ed eruzione. Questa nuova identità del mistico e del metafisico, che in realtà rientra nello schema scientifico della fisica e della chimica, ha conferito un valore nuovo all’atto performativo della flatulenza. Oggi la flatulenza ha un potere protettivo nei confronti della negatività e della magia nera. Questo potere apotropaico necessita dunque degli ulteriori studi e analisi dettagliate.

Walter Maligal Guni


[1] Paolo Brosio, “Io e Maria a Medjugorje” in Frate Scatasta da Cagnano (a cura di), Il miracolo nel bugigattolo, Bari: Laterza Editore, 2006, p. 66.

[2] Walter Maligal Guni, Vegan e apocalisse: la ricerca di Dio nel mondo post-coloniale, Torino: Einaudi Editore, 2011, pp. 112-6.

[3] W. M. Guni, “L’escatologia e l’apocatastasi nell’epoca del turismo sessuale” in Peter Firebird (a cura di), The Birds of the Colonies and other essays, Salt Lake City: Utah University Press, 2012, pp. 223-268.

[4] Ibidem.

[5] W. M. Guni, Anubi: il Dio canide ovvero il signore degli occidentali, Palermo: Sellerio Editore, 1999.

[6] Douglas Kennet, The Raspberry Study, New York: MacMillan, 2013.

[7] Salvatore Lacagnina, “Un’altra strage degli A.A.A.: morti trentadue bambini a Petralia Soprana” ne La Sicilia, 2 maggio 2014.

[8] Umberto Floris, “Bologna trema: gli Animisti Anarchici Anonimi colpiscono ancora” ne Il Resto del Carlino, 17 giugno 2014.

[9] Ennio Maria Fumagalli, “Ronde armate contro i fondamentalisti neri” ne La Padania, 5 novembre 2014.

[10] Zygmunt Bauman, The Liquefied God, Cambridge: Blackwell, 2013.

[11] D. Kennet, op. cit., p. 325.

[12] Vedi anche Nicoletta Bentivoglio, E del cul fece trombetta: scatologia e salvazione, Roma: Carocci Editore, 2011.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...