Intervista a Ettore Lipani, autore de “Il seme della vita”

Riccarda Accardi ha incontrato e intervistato per pe®izoma Ettore Lipani, l’autore del libro “Il seme della vita” (Controcorrente edizioni). Un libro controverso che descrive la pratica dell’auto-semeterapia, molto diffusa in alcuni Paesi ma decisamente contrastata in Italia. Con questo libro ricco di contenuti ma mai pedante, l’autore intende “rompere il muro di silenzio” e far conoscere questa “sana abitudine quotidiana” al grande pubblico. Vincitore del premio Stella Artois, come miglior testo di divulgazione scientifica, “Il seme della vita” è già un piccolo best-seller che non deve mancare nella biblioteca di chi vuole conoscere come funziona il nostro corpo e prevenire numerose malattie.

Cos’è l’auto-semeterapia?

L’auto-semeterapia è un’evoluzione della semeterapia, ovvero l’assunzione di sperma umano per via orale. In questo caso lo sperma è auto-prodotto dallo stesso consumatore. Questa pratica non è nuova. Già gli antichi assiri, secondo alcuni ritrovamenti archeologici, assumevano sperma per via orale. Nella cultura Inca bere seme aveva uno scopo religioso e ancora oggi in alcune tribù aborigene si pratica la semeterapia come rito propiziatorio. Gli antichi romani importarono questa attività dalla Grecia e numerosi sono i riferimenti in testi latini di banchetti che terminavano con l’assunzione del seme di efebi mascherati. In Cina si pratica l’auto-semeterapia sin dal tempo della dinastia Han (III secolo d. C., ndr) per le sue proprietà antiossidanti e protettrici delle mucose. Oggi l’auto-semeterapia, almeno in Italia, è vittima di un ingiustificato stigma sociale. Il mio libro “Il seme della vita” ha anche lo scopo di abbattere questo tabù.

Da quando pratichi la auto-semeterapia?

Da una decina di anni ormai. Cominciai a bere il mio sperma all’età di ventiquattro anni. Inizialmente ne bevevo piccole quantità, non seguendo una metodica precisa e lasciando fare al caso. Diciamo che allora non era diventata un’abitudine. Lo facevo quando ero particolarmente eccitato, dopo essermi masturbato o in momenti di particolare stress. In realtà sono stato sempre un ragazzo curioso e sin da adolescente avevo voglia di scoprire il mio copro e il piacere. Già allora avevo assaggiato di tanto in tanto il mio seme, ma sempre con timore e vergogna.

Perché da ragazzo provavi vergogna dopo aver “assaggiato” il tuo sperma?

Era qualcosa che consideravo proibito. Premetto che sono cresciuto in una famiglia cattolica e tuttora sono un fedele praticante. Il sesso era chiaramente un argomento tabù in casa e nonostante mia madre sia una donna molto aperta (oggi anche lei pratica la semeterapia con l’aiuto del suo attuale compagno) certe cose come la masturbazione o i rapporti sessuali non erano argomenti di conversazione. Allora cercavo di soddisfare le mie curiosità adolescenziali attraverso internet o parlando con gli amici. Scoprii ben presto l’esistenza di pratiche sessuali alternative come il sesso orale e notai che alcune donne in video pornografici ingoiavano sperma. L’idea di bere il seme già allora mi eccitava molto, ma nessuno dei miei amici sembrava condividere la mia passione. La consideravano un’attività riservata alle donne o agli omosessuali. A me, invece, piacevano e piacciono le donne ancora oggi, per questo me ne vergognavo e quindi ho represso il mio istinto. Poi finalmente capii che si può essere benissimo eterosessuali e nello stesso tempo amare il sapore dello sperma.

Hai affermato che all’età di 24 anni hai iniziato a bere sperma perché eri stressato. Vuoi dire che assumere sperma regolarmente ti ha aiutato ad abbassare i tuoi livelli di stress? 

Bè, in realtà, come ti dicevo, non assumevo ancora sperma regolarmente. Tuttavia, devo dire che anche se gli specialisti consigliano una dose periodica precisa, che varia da persona a persona e che deve essere assunta in un arco di tempo relativamente lungo, ho avuto dei benefici considerevoli dall’assunzione sporadica di sperma.

In che modo ti ha aiutato?

In quegli anni frequentavo ancora l’università. Ero uno studente della facoltà di Ingegneria Aerospaziale e sebbene affrontassi lo studio con passione e dedizione (vengo da una famiglia che mi ha insegnato il valore del sacrificio e l’amore per la cultura), le sessioni d’esami erano sempre un momento di grande stress psicologico e fisico per me. Credo sia un problema che affrontano molti studenti universitari. Cercavo sempre di ottenere il massimo, pretendendo forse troppo da me stesso e quando gli impegni universitari e personali si accavallavano era dura riuscire a mantenere il ritmo così alto. Poi un giorno, un’amica conosciuta all’Università mi ha parlato di questa pratica e dei suoi effetti positivi sull’umore e contro lo stress e provai. In seguito, anche in contesti lavorativi bere sperma mi è stato molto d’aiuto per superare lo stress.

Cosa ti ha spinto a scrivere un libro sull’auto-semeterapia?

La voglia di rendere nota questa pratica e cercare di eliminare un’aura nera che esiste intorno a chi la svolge abitualmente. Il nostro Paese è fortemente condizionato da una certa morale e da certi pregiudizi che ostacolano l’affermarsi di attività del genere. Molte persone hanno un atteggiamento di completa chiusura difronte alla semeterapia e soprattutto all’auto-semeterapia, nonostante le numerose ricerche scientifiche pubblicate in tutto il mondo sostengano quanti siano i benefici di una dieta a base di sperma.

Ci sono Paesi in cui la semeterapia e l’auto-semeterapia sono più diffuse e accettate rispetto all’Italia?

Sì, certamente. Mi riferisco a regioni del mondo come il Giappone o la Nuova Zelanda, dove per ragioni culturali e sociali sono più aperti a queste pratiche. In Italia dobbiamo ancora fare molti progressi.

Hai parlato di una sorta di “aura nera” che avvolge chi beve regolarmente sperma. Di cosa si tratta? Esiste oggi uno stigma sociale così forte in Italia?

Sicuramente sì. Purtroppo, come dicevo, l’Italia per motivi soprattutto culturali e religiosi ha sempre rigettato con forza la semeterapia. Pochissimi sono gli specialisti e i medici italiani che hanno avuto il coraggio di rompere questo muro di silenzio e cercare di fare qualcosa per invertire questa tendenza.

Si riferisce a qualcuno in particolare?

Sì, al professor Damiano Zancla, per esempio, un grande luminare della medicina, professore associato di “Biochimica della riproduzione umana” presso l’Università la Sapienza di Roma e al medico ricercatore Ignazio Maria Giorgi che ha condotto i suoi studi presso i laboratori dell’ospedale San Raffaele di Milano. Le loro ricerche hanno portato a dei risultati importantissimi che confermano numerose caratteristiche terapeutiche dello sperma umano. Il loro contributo è stato fondamentale anche per la stesura del mio libro.

Adesso andiamo nel particolare: cosa significa seguire una cura a base di sperma?

Innanzitutto, non parlerei di cura ma di sana abitudine quotidiana. Non si assume sperma per guarire da una malattia, ma le sostanze in esso contenute hanno un’efficace azione di prevenzione, nonché numerose altre proprietà eccezionali e ancora poco studiate. Come già accennavo, la posologia varia da persona a persona e per questo è assolutamente necessario contattare un medico e non intraprendere la semeterapia fai da te. Nonostante assumere sperma non abbia mai provocato degli effetti collaterali, per poter ottenere tutti i benefici di questa straordinaria sostanza è indispensabile seguire delle regole precise.

Nel tuo libro “Il seme della vita” scrivi che bisogna seguire le 10 regole auree dell’auto-semeterapia. Quali sono?

Io le chiamo regole auree o i 10 pilastri dell’auto-semeterapia:

  1. Salute: bisogna sempre assicurarsi di non aver contratto delle malattie infettive o sessualmente trasmissibili. Lo sperma può veicolare alcune malattie come l’AIDS. Anche nel caso dell’auto-semeterapia è possibile diffondere un’eventuale infezione in tutto il corpo. Quindi è assolutamente necessario fare tutti gli accertamenti medici prima di iniziare questa pratica.
  2. Igiene: è necessario avere un’attenta cura dell’igiene intima prima di ingerire il proprio sperma. Questo non significa lavare quotidianamente il pene con saponi aggressivi che possono modificare il PH naturale della pelle. In realtà, per moltiplicare gli effetti benefici del seme è necessario accelerare e aumentare anche la produzione di smegma (prodotto di secrezione dei genitali che si accumula intorno al glande di colore bianco-giallastro contenente cellule epiteliali, sebo, urina e sperma, ndr). Per far ciò molti medici consigliano una masturbazione prolungata quotidiana, di mantenere il glande coperto dal prepuzio e in un ambiente caldo-umido e l’assunzione di foglie di citronella dopo aver urinato. Chiaramente, la circoncisione rende la produzione di smegma più problematica.
  3. Odore: nonostante l’odore vari da uomo a uomo e cambi anche in base all’alimentazione, in generale il seme deve avere un odore pungente, ma al tempo stesso piacevole e avvolgente.
  4. Colore: anche il colore è soggetto a variazioni, ma un buon sperma deve essere color bianco latte, madreperlaceo, a volte tendente all’ocra. Se il colore dovesse risultare troppo chiaro, quasi trasparente, o eccessivamente scuro, giallognolo, siamo difronte a uno sperma di seconda qualità.
  5. Sapore: come l’odore e il colore, anche il sapore varia molto da uomo a uomo. L’alimentazione in questo caso ha un ruolo fondamentale. Una dieta a base di ananas, foglie di citronella e papaia conferisce allo sperma un sapore leggermente acidulo e piacevolmente rinfrescante. Il sapore è un elemento fondamentale anche dal punto di vista psicologico: affinché il nostro seme ci soddisfi pienamente lo sperma deve avere un gusto gradevole ed erotico.
  6. Consistenza: per mantenere la caratteristica densità e viscosità del prodotto si consiglia il consumo di salumi, interiora di animali e formaggi stagionati. Bere molta acqua e latte ne favorisce la produzione e aumenta la quantità di eiaculato.
  7. Calore: il calore è una caratteristica fondamentale del seme. La sua temperatura deve essere di poco inferiore a quella corporea e deve essere consumato appena prodotto. Già nel giro di poche ore molte delle vitamine e delle sostanze volatili contenute nello sperma vengono perse.
  8. Sesso: avere un’attività sessuale appagante e frequente aiuta moltissimo non solo ad aumentare la quantità di sperma prodotto, ma anche a migliorarne le proprietà organolettiche. Anche in questo caso è fondamentale un controllo dell’igiene e della salute del proprio partner.
  9. Cunnilingus: bere grandi quantità di umori vaginali ha degli effetti straordinari nella produzione di eferodestrina, sostanza incredibilmente utile all’organismo. Attenzione alla pratica del cum swapping (il passaggio di sperma dalla bocca di una persona a quella di un’altra, ndr): è stato dimostrato da alcuni ricercatori che la saliva a lungo andare erode la componente nutritiva dello sperma.
  10. Stimolazione prostatica: anche per uomini eterosessuali, consiglio vivamente la periodica stimolazione delle prostata con l’ausilio di sextoys. Una prostata stimolata aumenta la carica ormonale e la consistenza dell’eiaculazione. Attenzione all’uso di oggetti impropri come manici di scope o ortaggi: è sempre meglio affidarsi a dei prodotti costruiti ad hoc e garantiti dalla Comunità Europea.

Stiamo per finire la nostra intervista. Vuoi dare un ultimo consiglio ai lettori di pe®izoma?

Sì, volevo concludere dicendo che l’auto-semeterapia può essere praticata a qualsiasi età, da quando inizia la produzione di sperma fino alla vecchiaia. Molti signori over 60 mi hanno contattato dicendomi che dopo aver letto il mio libro hanno iniziato a bere il proprio seme e di come la loro qualità della vita sia subito migliorata. Tuttavia, lo sperma di miglior qualità viene prodotto in un’età che va dai 15 ai 25 anni. Per questa ragione, io ed altri collaboratori stiamo aprendo a Budrio il primo centro al mondo di giovani donatori di sperma fresco. Il progetto verrà ultimato intorno a febbraio del 2016 e per quella data chiunque avesse bisogno potrà bere gratuitamente lo sperma appena prodotto dai nostri volontari. Un’iniziativa umanitaria di grandissima importanza che sta per diventare realtà grazie al contributo economico dell’Unione Europea e del Ministero della Salute.

Riccarda Accardi

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8 pensieri su “Intervista a Ettore Lipani, autore de “Il seme della vita”

  1. Anch’io pratico l’auto-semeterapia. Ho iniziato quando avevo 16 anni “per non sporcare” e da allora non ne posso fare a meno. Leggerò sicuramente il libro.

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