Lettera del 25 dicembre 2014

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Pyongyang, 25 dicembre 2014

Le vacanze natalizie per noi sono il vento siberiano, la neve e il ghiaccio che ferma tutto tranne il lavoro nelle fabbriche dello Stato. 14 ore di lavoro al giorno per costruire la grandezza del nostro Paese. Il resto del tempo per applaudire ed inchinarsi al floreale Leader. Mangiare non è tra i nostri compiti: cibo qui non ce n’è o almeno non ce n’è per tutti. Per il Leader ce n’è di sicuro, visto quanto è grasso. Mangiare non è per tutti qui. E chi non ha cibo cerca sostituti. Da qualche anno sono scomparsi i cani, poi i gatti, poi gli uccelli, infine i topi. Non ci sono più topi nella città, tutti divorati dalla troppa fame. Chi non resiste muore sul divano o sul letto, che per la debolezza non riesce ad abbandonare, e lo si ritrova solo dopo giorni, quando i Guardiani del Lavoro lo vanno a cercare a casa. Troppe assenze dal posto di lavoro! Sei solo un porco capitalista che non vuole produrre! E quando lo trovano è lì, accartocciato su se stesso, come risucchiato, rattrappito in forma di mummia. È così che finisce per molti, come per il mio vicino Jin Sung-Li, senza che nessuno si accorga di te come in vita così in morte. Questi sono i fortunati, quelli per cui la morte è giunta come un torpore. Per tutti gli altri ci sono o il Partito e i funerali di stato o l’opposizione e la morte da stato.

Jin Sung-Li, interno 296, non era sicuramente di questi ultimi. In prima fila alle manifestazioni del Partito con bandiere e cappelletto da maoista, in prima linea nel denunciare i vicini di casa quando tra le note di una canzone di propaganda e l’altra partiva sottovoce una melodia dei Beatles o dei Kinks. La Patria si protegge così dai suoi nemici interni. Quando lui chiamava la Polizia Segreta lo sapevi, si chiudeva in casa, girava chiavistelli e calava le tapparelle, forse pensava che così nessuno avrebbe pensato che era stato lui a fare la spia. Io invece penso lo facesse per allontanare i suoni della strada e sentire meglio la sinfonia che manganelli e pinze componevano sul corpo musicale del malcapitato. Spettacolo divino.

Della morte degli oppositori non c’è niente da dire, nessuno ha mai visto i campi di lavoro se non quelli che ci sono dentro e se nessuno li ha visti non esistono. Come non esistono nemmeno oppositori, inghiottiti dalla pancia del Leader.

I funerali di stato, ecco i veri capolavori di questa Nazione. Un paese intero piange e digiuna, non per mancanza di cibo, ma per non ricevere alcun piacere derivato dai sensi il giorno di tanto tragica dipartita. È questo che cambia tutto: la ragione per la quale qualcosa si fa o non si fa. Se c’è una motivazione anche il digiuno praticato tutti i giorni prende un senso e anche la morte per fame diventa un martirio. Il martirio di un uomo che per la tristezza di una qualche morte illustre ha fatto del digiuno il suo stile di vita.

Tutti sono martiri in Corea del Nord.

Rim Zjung-Man

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