Gli attributi di Dio: l’assoluta compiutezza del divino nella nuova concezione del Dio Aeriforme

La proposta teologica di W. M. Guni di un Dio Aeriforme, un Dio Puzza[1], si presenta come la forma di culto per eccellenza della nostra nuova era spirituale. Avevo già cercato di avvicinare la flatulenza ed il divino nel mio Scatologia e salvazione: e del cul fece trombetta – non a caso citato dallo stesso Guni,[2] – ma è stato il Dio Aeriforme a far illuminare nella mia mente una rete di collegamenti che mi suggeriva idee, ipotesi e constatazioni e che poi mi ha portato a realizzare il peso di questa nuova frontiera del trascendentale. L’uomo ha insita in sé la tensione e il culto per il divino, ma – ed è questo il punto decisivo – il divino viene avvertito e conseguentemente figurato dall’essere umano in maniera sempre più complessa e, oserei dire, sempre più prossima alla perfezione. È come se il mito del progresso fosse ormai decaduto in ogni campo, ma si affermasse sempre più compiutamente in quello teologico, come non manca di ricordarci Matthew Gracie: «L’umanesimo ha celebrato la sua morte nei campi di concentramento, il mito della società progressista e del benessere indiscriminato ha spirato nella violenza di ogni rivolta etnica, la chimera dell’infallibilità e dell’onnicomprensività svelante della scienza è decaduta con il formularsi della teoria della relatività, ma Dio si è fatto dinamo elettrica, world wide web ed ha addirittura assunto la forma di spazzatura, e così ha saputo sempre rinnovarsi e progredire, dimostrandoci ancora una volta che la morte è qualcosa che riguarda noi soltanto.»[3] Nel caso specifico del Dio Aeriforme vediamo questo progresso finalmente ed indiscutibilmente realizzato per via di un disarmante dato di fatto: gli attributi di Dio che la scienza teologica cristiana ha sempre definito come incomunicabili possono finalmente esser detti e risultare addirittura materialmente comprovabili, esperibili. Tali attributi sono quelli che marcano in maniera più netta la separazione e la distanza tra Dio e l’uomo, tra Dio e il mondo: Indipendenza, Immutabilità, Infinità e Semplicità. Proprio quegli attributi che trascendono il pensiero umano e quindi la lingua, non a caso detti incomunicabili, contrapposti a quelli più propriamente – seppur parzialmente ed imperfettamente – condivisibili e comprensibili dall’uomo, detti appunto comunicabili (Onniscienza, Sapienza, Bontà, Amore, Santità, Giustizia, Veracità, Sovranità). Ma procediamo per ordine, analizzando ed applicando ciascun attributo alla proposta teologica di Guni:

  1. Indipendenza

  L’indipendenza è la caratteristica che testimonia l’esistere di Dio unicamente per se stesso e indipendentemente da ogni altro ente: «Tutti gli abitanti della terra son da lui reputati un nulla; egli agisce come vuole con l’esercito del cielo e con gli abitanti della terra; e non v’è alcuno che possa fermare la sua mano o dirgli: Che fai?» [4] Nel caso del Dio Aeriforme tale indipendenza trova la sua assoluta concretizzazione: esiste qualcosa di più incurante verso l’uomo dei fetidi miasmi? Per l’aria nauseabonda l’uomo è per davvero nient’altro che il nulla più abietto. Il fetore non può nemmeno concepire l’uomo, il lezzo non può arrivare a crearsi un’idea di essere umano, ed è quindi logicamente e assolutamente indipendente da esso. Ma ciò che per davvero sancisce la compiuta indipendenza del Dio Aeriforme è il marcare ulteriormente tale autonomia tramite un atto di estrema noncuranza verso il genere umano e il suo esser senziente: impestarlo, costringerlo ad inalare il tanfo. E l’uomo non può fare a meno di mostrare la sua impotenza, perché – proprio come scrive il Profeta Daniele – : non v’è alcuno che possa fermare la sua mano o dirgli: Che fai? Il Dio Aeriforme non ha nemmeno una mano, non possiede alcun arto; il Dio Puzza non è neanche materia, è giustappunto aria, ma – e qui si mostra tutta la sua sacralità – rende materiale il divino, lo rende esperibile: e così annulla in sé le differenze, fonde gli opposti, mostrandosi in tutta la sua più perfetta divinità.

  1. Immutabilità

  Ma tu sei sempre lo stesso e gli anni tuoi non avranno mai fine[5], recita il salmo, decretando l’immutabilità di Dio, il suo conservarsi sempre uguale a se stesso perché perfetto e in quanto tale emancipato dal bisogno di mutamento, il quale non farebbe altro che deviarlo dalla sua perfezione.   E cosa se non il puzzo ha conservato se stesso immutato per milioni di anni sul nostro pianeta? A volte abbiamo l’impressione che il tanfo sia aleatorio e passeggero, ma stiamo commettendo il più clamoroso degli errori. Il tipico caso in cui siamo vittime di questa falsa impressione è dopo aver scoreggiato: passato qualche minuto abbiamo infatti l’illusione che il fetore sia svanito, ma la puzza, in realtà, si sta man mano equamente distribuendo in tutto l’ambiente a lei accessibile e i vostri sensi sono colti in fallo dal diffondersi e il relativo diluirsi dell’esalazione nell’aria. Alfonso Cripezi nel suo monumentale Per una scienza del basso corporeo, suggerisce infatti un esperimento: «Provate a rinchiudere almeno cinque persone in fermento gastrico in una stanza, assicurandovi che ogni uscita sia perfettamente sigillata. Permettete loro di rilassare tranquillamente i loro stomaci tesi e liberare quindi le rispettive flatulenze. Dopo massimo dieci minuti in seguito ai rispettivi rilasci i soggetti non avvertiranno più alcun odore, ma se un esterno ora spalanca quella porta avvertirà subito l’acredine ad invadere le sue narici.»[6] Ora, estendete lo spazio di tale esperimento al mondo intero, che diventerà così la nostra stanza sigillata, ed avrete realizzato la perfetta immutabilità del Dio Aeriforme che è sempre dentro e fuori, all’interno e al di sopra di ognuno di noi, non direttamente avvertito ma costantemente presente. Mi si potrebbe obiettare che con il passare degli anni la puzza va accumulandosi, si conserva e si agglomera, e quindi cresce, e quindi muta: un altro imperdonabile errore. È ormai nota da tempo negli ambienti scientifici la legge di saturazione del miasma, per cui, arrivati ad un certo grado di fetore, la puzza è impossibilitata a farsi più densa e pungente, e questo non per via della nostro olfatto che si desensibilizza a causa del lezzo continuato, ma per effetto di una proprietà tipica della composizione del miasma per cui, occupato l’intero spazio ed addensatosi fino al punto chiamato di saturazione miasmatica, il miasma è impossibilitato ad un accumulo ulteriore perché le molecole in eccesso iniziano ad auto-collassare[7]: ed ecco la sempre equilibrata e statica immutabilità del Dio Aeriforme.   3.Infinità L’infinità di Dio è da attribuire al suo essere in-sé ed al suo essere in relazione al tempo e allo spazio. È inutile dire che il Dio Puzza rappresenta la più perfetta realizzazione di tali attributi. Il suo essere è infatti perfetto per definizione, in quanto, proprio come abbiamo visto nel capitoletto dedicato alla sua Indipendenza: annulla in sé le differenze, fonde gli opposti, mostrandosi in tutta la sua più perfetta divinità. Il suo essere miasmatico fonde in sé l’inconsistenza, la sua parte più spirituale, in quanto si manifesta allo stato gassoso, aeriforme; ed in contrapposizione a questo viene percepito dai nostri sensi come un qualcosa di presente, pungente, assolutamente vero, compiutamente materiale. Il suo essere è pieno, accoglie e fonde gli opposti, è perfetto. C’è poco da dire per quanto riguarda la sua immensità in rapporto allo spazio, in quanto il fetore è praticamente in ogni dove, persino e soprattutto nei posti più inaspettati, come troviamo in Geremia: Potrebbe uno nascondersi nei nascondigli senza che io lo veda?”, dice l’Eterno. “Non riempio io il cielo e la terra?”, dice l’Eterno.[8] Per quel che riguarda la sua eternità basta ricordare il modello cosmologico del Big Bang: prima dell’esplosione, o meglio, ciò che rende l’esplosione possibile, l’a-priori di essa è ovviamente il gas – Dio, il nostro Dio Aeriforme.

  1. Semplicità

Cosa c’è di più semplice di un peto? Cos’è meno pretenzioso di lui? Chi crede di essere meno giusto ed equo della scoreggia che non rifiuta narice alcuna, ma a tutt* di sé dispensa? La flatulenza genuina che, mentre ti libera, tutt’intorno fa traboccare i sensi, che è vera e pura, che allontana il maligno![9]


[1] Walter Maligal Guni, Dio aeriforme e il potere apotropaico della flatulenza, Perizoma [2] Ibid. [3] Matthew Gracie, The Man and the Divine: a Story in Progress, Olympia Press, Washington, 2012, (mia traduzione). [4] Daniele, 4:35. [5] Salmo, 102:27. [6] Alfonso Cripezi, Per una scienza del basso corporeo, Laterza, Bari, 1994. [7] Douglas Galton, Warming and Ventilation, Scientific American Vol. 4, New York, Giugno 1877. [8] Geremia, 23:24. [9] Nicoletta Bentivoglio, E del cul fece trombetta: scatologia e salvazione, Roma: Carocci Editore, 2011.

 Nicoletta Bentivoglio

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