Chicchirichì

È il quieto vivere che ci tormenta,

la divina Noia che ha fondamenta

certe e pance sazie e calde coperte.

Scrive chi già vive la propria morte.

Abbiamo penna e calamaio, dita

veloci a battere su tasti, una meta.

Abbiamo mani e piedi sciolti e terra

da coltivare e per far guerra terra.

Abbiamo donne da sposare e sogni

superficiali protetti dal muro,

solide per costruire il futuro

basi e l’ingenuità che vi vergogni.

Eppure creiamo macerie in fumo

cercando altri universi di consumo.

Sperimentiamo l’ago che trafigge

braccia purulente, Storia ch’infligge

la sua assenza nel presente. Noi

siamo il virgulto velenoso, Voi

i suicidi saccenti e senza scopo.

Vostra la polvere che vela il vetro,

nostra la luce gene del segreto.

Urliamo incuranti del prima-dopo,

del meccanismo idiota aquila-topo.

Del nostro canto niente può esser metro.

Langue intanto un gallo dentro il ginepro.

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