Lettera del 2 gennaio 2015

kim bambini

Pyongyang, 2 gennaio 2015

La Corea del Nord ha il quarto esercito più grande del mondo. Questo ci raccontano fin dall’asilo, e diventa per noi la carota davanti all’asino. Per questo ci fanno studiare e ci mettono in mano un fucile e una baionetta indicandoci un fantoccio a stelle e a strisce. E noi lo colpiamo, sì, e con gioia, perché è così che si serve il Glorioso Leader ed è così che ragiona l’uomo.

Ed è sempre per quella carota che compiuti i dodici anni ci mettono di fronte una qualsiasi donna o ragazza e ci dicono: “Questa signora (e che sia tale lo ha verificato lo Stato) che tu vedi è ora tua moglie. Guardala e riconosci lo Stato perché è in essa che lo Stato rivivrà facendosi di nuovo carne, carne che renderà ancora più forte la nostra grande nazione! È questo che ti chiedono il Glorioso Leader e la Gloriosa Corea! Guardala e riconosci tutto questo”. Dette queste parole devi baciare la sposa, e non è certo per suggellare l’amore, ma perché quel bacio è il primo contatto sessuale.

E lo stesso succede alle donne, addestrate a uccidere, a scopare e a fare figli fin da prima delle mestruazioni. E quando esse arrivano per la prima volta un panno acceso di Socialismo viene appeso alla finestra e di lì a poco un matrimonio viene celebrato e un panno ritirato.

PROCREATE, COMPAGNI!

La differenza di età non è un problema. I numeri in questo caso non contano, contano soltanto i nomi sul registro dell’anagrafe. Agli scapoli vengono assegnate delle zitelle in maniera del tutto casuale, dando ovviamente la precedenza a chi può permettersi un’asta. Per il resto capita spesso di vedere ragazzini senza neanche un pelo di barba con donnone ormai nonne o anche il contrario.

È qui che entro in gioco io, o per meglio dire il mio binocolo. La sera, quando inizia il “Sonno dei giusti”, ovvero il coprifuoco che va dalle 21 (20 in inverno) alle 6, per ammazzare il tempo sono solito guardare col mio binocolo militare dalla finestrella della mia camera-salotto per sbirciare nelle finestre degli altri. Sembra di vedere un film muto, con le persone abbandonate alla loro vita quotidiana, naturali nei loro movimenti e nelle loro espressioni. L’assenza delle voci non è un problema, anzi mi ricorda che sto guardando un film, non la realtà, quella che invece è dentro la mia stanza. Beh, sta di fatto che, un mese esatto fa, il 2 dicembre, verso le 22 e 30, minuto più minuto meno, vedo l’orco dell’interno 566 del numero 343, un vecchio sacco di sessant’anni e passa, che, nella piena luce della sua camera, si avventa dentro quella che, ad una prima occhiata, mi parve una donna, giovane, certo, ma non così tanto. Non potevo comunque vederla in faccia, essendo lei piegata col culo all’insù e la faccia pigiata sul cuscino. E lui se la sbatteva, se la sbatteva, non la finiva più quel vecchio Hu Han-Lin, così credo si chiami. E io mi stupivo, avendolo sempre visto curvo e zoppo, ma poi, quando alla fine di quegli interminabili cento metri cadde all’indietro stremato dal mal di schiena e dall’asma, vidi tutto. Lui stava a terra, pancia all’aria, con in mano un vecchio pene di argilla, di quelli che si appendono fuori dalle porte nelle campagne per scacciare il malocchio, che, a quanto pare, aveva usato per fottere quella povera donna. Si apprestò, chiaramente, a nasconderlo sotto il letto, non voleva certo che la sua dolce metà pensasse che fosse impotente. Aiutandosi poi con una sedia lì a fianco si alzò in piedi e così fece anche la sua giovane metà che fino a quel momento era rimasta nella posizione di prima, col sesso rivolto al cielo come offerta agli dei. Lui la tirò a sé e piegandosi cominciò a baciarle il petto e per farlo dovette sicuramente piegarsi nuovamente su quelle ginocchia malandate, dato che lei, da in piedi, non arrivava neanche alle spalle di lui. Con una serie di distorsioni del volto la leccò tutta e girandola cominciò a fare lo stesso dove non batte il sole. Fu così che, giratasi per accogliere cotanta lingua, mi mostrò il suo volto. Mai avrei pensato di poter vedere ninfa così graziosa… Rimasi estasiato guardando quel bel visino di dodici, tredici anni districarsi nel labirinto del piacere e non so per quanto rimasi lì incantato dalle sue smorfiette ancora un poco infantili.

Solo dopo, finita tale contemplazione estatica, vedendoli di nuovo uno affianco all’altro, spogliati di ogni abito, pensai agli anni che li separavano. Mi infuriai con la casualissima casualità di tali matrimoni e con i vecchi grassi, ma tutto passò con il sonno. In fondo mi potevo anche sbagliare.

Passò qualche settimana prima che mi si ripresentasse l’occasione di rivederli. Tornando dal lavoro e pensando a tutt’altro mi ritrovai all’entrata del vialetto Huy Hen-Ping che, seduto a terra non riusciva più a rialzarsi, né impuntando il bastone, né afferrandosi alla sua piccola moglie. Per quanto anche il solo fatto di toccarlo mi disgustasse lo afferrai per le braccia e con uno strattone lo ritirai su riportandolo al mondo dei bipedi.

– La ringrazio, compagno Ring Zulg-Man! Senza di lei sarei rimasto a terra per chissà quanto…

– Ma si figuri, compagno… – dissi io lanciando un’occhiata alla ragazzina.

– … Ma lei ancora non conosce la mia nuova dolce mogliettina! Presentati al compagno, forza, non essere timida!

Lei alzò lo sguardo dal terreno e smarrità sussurrò di chiamarsi Hee-Young. E, dopo avermi chiamato “signor compagno”, cosa che mi fece fare non pochi pensieri schifosamente sessuali, si rifugiò nuovamente in uno sguardo basso.

Ho-Hi-Na accolse le sue parole con una grassa risata e un bacio che le stampò sulla guancia.

– È tanto timida! Viene dalla campagna e poi ha compiuto da poco nove anni.

– Nove anni?

– Nove anni. Il Partito l’ha richiamata al suo dovere ancora bambina e di questo lei è molto felice. Non tutti possono servire la Nazione e il Leader per così tanto tempo. Chi ne ha l’opportunità ha il dovere di ringraziare per tanto onore. Non crede? – mi chiese infine con aria sospettosa.

– Sì, sì, ha perfettamente ragione! Lode al Partito e al Presidente Eterno!

Così ci salutammo e ognuno andò per la sua strada, non senza che prima avessi riguardato per bene da capo a piedi la piccola bambolina di ceramica. Quanta invidia per quel vecchio, quanto desiderio per quella piccola creaturina bianca…

Ritornato in casa mi rimisi a scrutare le loro finestre in cerca di una smorfia, di una coscia, di un seno, di un frammento di vulva ancora liscia e delicata come un petalo, ma le tende rimanevano chiuse e rimasero così ancora per molte ore. Solo intorno alla mezzanotte esse si aprirono. Di scatto uscì dal siparietto improvvisato la giovane bambina, completamente nuda. Mi salutò con una mano (doveva quindi sapere che la stavo spiando) e poi, alzatasi sul letto dove il vecchio dormiva già profondamente, si appoggiò su uno dei pomelli che si alzavano dagli angoli e lo affondò completamente nella sua carne. Mai vidi cosa più bella in vita mia e mai avrei voluto vedere altro.

La storia finisce con la bambina che, conscia dell’impotenza del vecchio ma impotente lei stessa giuridicamente, essendo troppo giovane e troppo povera, per consolarsi di tanto sgonfio presente, affogò le sue noie casalinghe nella rigida legge del comunismo dei beni. In parole povere quella che era moglie del vecchio si ritrovò ad essere la moglie del vicinato, e anche la mia qualche volta.

(Oh, potessi stringere ancora quel tenero e leggero corpicino, bianco come l’avorio e liscio come la seta più perfetta, sussultante come una foglia schiaffeggiata dal vento autunnale e servo del mio piacere e dei miei ordini… Quella troietta di 9 anni è la migliore scopata della città, almeno secondo la mia classifica, ma molti qui intorno la pensano allo stesso modo… Chissà, forse in un’altra lettera vi racconterò per esteso che cosa so di lei per mia personale esperienza o per sentito dire.)

La cosa straordinaria è che il vecchio non può farci niente. La procreazione è più importante della fedeltà coniugale, misero feticcio del capitalismo.

Solo una cosa può rompere un legame matrimoniale: la sterilità, se può essere provata. In questo caso il matrimonio è annullato e l’individuo sano viene associato in matrimonio ad un terzo chissà dove. All’altro vengono interdetti i rapporti sessuali. Fine della storia.

Dire che l’infedeltà coniugale è tollerata è dire poco, qui da noi è incentivata. Più fornichi, più possibilità hai di fare figli. Ciò vale per uomini e donne, senza distinzioni, purché tutto rimanga in una nuvola di discrezione e segretezza. Il tradimento è condannabile, disse un giorno il Caro Leader, ma se è per uno scopo maggiore, che sia! Tutto ciò porta ad un unica conseguenza: le gravidanze, siano esse frutto di tradimenti o siano esse legittime, sono accolte senza risentimenti o ricerche della verità ma solo con la gioia della grandezza della Nazione.

Si finisce così ad organizzare orge enormi con persone di qualsiasi età che sotto le immagini dei Leader si avviluppano in maniere impossibili. Si finisce così a trovare nei parchi o nelle sale da ballo ufficiali del Ministero per la Proliferazione in borghese che, su richiesta, trovano il compagno/a più vicino/a pronto/a per l’accoppiamento. Si consuma nei bagni dei bar e nelle mense scolastiche l’ordine più tassativo dello stato coreano: scopate! Abbuffatevi di sesso, compagni!

Tutto perché un giorno i nostri figli o i nostri nipoti possano sentirsi dire dalle maestre dell’asilo: “La Corea ha l’esercito più grande del mondo”. Quel giorno la faccia del Presidente Eterno sarà su tutte le pareti del mondo e osserverà tutti.

Viva Kim Il-Sung! Viva la Corea!

Rim-Zjung-Man

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