Lettera del 21 gennaio 2015

gorgeous-pink-fan-coral-diving-in-the-maldives

Pyongyang, 21 gennaio 2015

“Qual è la festa più grande in Corea del Nord?” mi ha chiesto Adele qualche giorno prima di ripartire con la sua comitiva per l’Italia.

Quel pomeriggio, anche se era pieno inverno e il freddo mangiava le ossa, il sole rasserenava tutto e il cielo era di un blu unico, che solo in Corea del Nord puoi trovare, dicono. E in quella luce così chiara i suoi capelli sembravano cosparsi d’oro, e i suoi occhi opali e la sua pelle una spiaggia infinita e bianchissima, lavorata dal vento e dal mare. La vita, la morte e l’erosione di migliaia di coralli davano il colore alla sua pelle. Tutto lo sterminio della vita marina solo per la sua pelle. La sua bocca di vivo murice si smosse e tra i suoi denti di avoro mi chiese: “Qual è la festa più grande in Corea del Nord?” E poi mi sorrise con dolcezza e si mise in attesa.

“Sicuramente l’anniversario della Rivoluzione…” risposi allora io senza esitazione.

E poi ce ne sono molte altre di feste nel nostro Glorioso Paese. Festeggiamo grandemente i compleanni dei nostri Leader (sia quello del presente che quelli del passato), commemoriamo le loro morti, gioiamo quando altri grandi leader mondiali visitano il nostro amato Stato. Nel 2012, ad esempio, c’è stato il centesimo anniversario della nascita del nostro Presidente Eteno, ed è stato un anno di festeggiamenti. Il popolo gioiva come gioiva Kim Jong-Un. Tutti erano uguali in quel momento di sorrisi e braccia levate al cielo. Alla fine dei conti in Corea del Nord quello che proprio non manca sono le feste. E in quei giorni non solo non si lavora ma si viene anche retribuiti perché “è compito del lavoratore partecipare alle attività dello Stato e del Partito”. E poi ci sono le varie feste del Partito, le commemorazioni delle grandi Rivoluzioni Socialiste nel mondo, gli avvenimenti sportivi e i compleanni, i matrimoni e le altre ricorrenze del Leader.

E poi il 20 di ogni mese c’è il teatro. Non parlo di vere e proprie rappresentazioni teatrali, come potrebbe concepirle un occidentale, ma di performance, se così possiamo definirle. Questo è un giorno molto speciale perché ricorda a tutto il Popolo la giustizia della Corea del Nord. Ed è un promemoria che ogni mese ritorna davanti agli occhi di ognuno degli abitanti del paese, senza eccezioni. Nel più piccolo villaggio come nella più grande metropoli tutte le vie, i teatri, i cinema e le sedi del Partito vengono preparati per l’evento. Vengono portati palchi, sedie, leve, argani, rocchi di corde e tutto ciò che è necessario per convertire un intero stato in un teatro. I preparativi sono lunghi e laboriosi. Tutte le strade, o almeno un gran numero di esse, vengono preparate per l’occasione alzando i lati delle strade con alte gradinate e lasciando invece più in basso il passaggio centrale. Nei teatri e nei cinema viene fatto lo stesso trasformandoli quasi in teatri greci o romani. Si viene così a formare la strana situazione nella quale lo spettatore viene a trovarsi, in qualsiasi punto della platea, più in alto degli attori. Più alto ancora, però, ci sono i Leader, o un trittico di sorridenti foto, che vengono posti al di sopra di qualsiasi cosa. Nulla può oltrepassarli in altezza ed enormità. Così è e così sarà. Dal suo balcone tra le nuvole Kim Jong-Un e i suoi stoccafissici funzionari si sporgono ad ammirare le rappresentazioni e il popolo in festa. E con una mano ondulante come una ballerina araba saluta e benedice il Popolo.

Quando gli spettatori cominciano ad affluire si sistemano ordinatamente nei loro nidi rialzati e lì attendono lo spettacolo. Gli attori arrivano lentamente accompagnati da un’esplosione di luci e coriandoli rossi e dietro li seguono i nostri gloriosi soldati con fruste, bastoni, mazze, chiodi, martelli, coltelli, seghetti, spade, pale, picconi, manganelli, corde, acciaio, ferro, bronzo, acqua bollente, olio rovente, acido, spiedi… Gli attori invece sono tutti i carcerati, i ladri, gli assassini, gli stupratori, i pedofili, i dissidenti politici, i matti, i deformi, gli artisti, tutti i traditori della Rivoluzione insomma.

È il macello dei colpevoli.

Per le strade si trascinano questi uomini senza un nome e un cognome, ma solo con un cartello appeso al collo che indica i delitti di cui si sono macchiati. E questi uomini non hanno più nemmeno un volto, solo una maschera da teatro antico con una bocca enorme spalancata al cielo, due fosse al posto degli occhi e crateri e canyon lungo tutto il volto, rughe non di vecchiaia ma di non-vita.

E gli spettatori li insultano, lanciano loro quello che trovano, sputano al loro passaggio, e si affogano nel sangue euforico della Rivoluzione. Se poteste guardarli negli occhi in quei momenti trovereste la gioia più assoluta, l’illuminazione, il tocco di qualcosa di più grande, uno spirito nazionale che ci guida tutti, nessuno escluso.

Chi muore rimane a terra, calpestato dagli altri, solo alla fine dei festeggiamenti i loro corpi saranno raccolti e sepolti in qualche luogo nascosto. Chi sopravvive deve continuare a camminare e se sarà ancora vivo alla fine della giornata forse non lo sarà il 20 seguente, ma se lo sarà lo aspetteranno altri infiniti mesi e giornate trascinate in questo modo. Nessuno resiste molti mesi così… La maggior parte rimane accovacciata al suolo, fonte infinita di sangue che si unisce come un affluente al fiume in piena delle strade. L’asfalto scompare lasciando posto ad un torrente del colore del melograno e la gente fa a botte per potersi bagnare con quella linfa, per poterne bere un sorso, per poterne prendere un po’ per il piccolo figlioletto. Quello è il sangue della Patria, è il colore del Socialismo più puro.

I vivi avanzano, incedono, fremono sotto le frustate e le bastonate, si inginocchiano poi si rialzano e poi ricadono. Va avanti così per tutto il giorno e ad un colpo ne seguono sempre migliaia, milioni di altri. Le frustate le danno sulle parti molli del corpo, non sulla schiena, molto più dolorose e molto più sanguinose. Il sangue eccita i soldati ed eccita le persone che ad ogni frustata sulla pancia vengono colpite da una scia di sangue caldo sul volto. E le budella poi pendono e fanno cadere ancora di più questi uomini che così ritornano sotto la giurisdizione degli strumenti del dolore. E poi le strade sono cosparse di chiodi e i colpevoli sono scalzi, e dovreste vederli come camminano come delle oche con le gambe e i piedi rigidi, come se non avessero articolazioni. A chi osa guardare in direzione del Leader saranno cavati gli occhi! E senza occhi non andrai avanti per molto. Cadrai e forse ti faranno il bagno con l’olio bollente e sulle ustioni spingeranno i coltelli roventi finché non vedranno il bianco delle ossa e arrivati lì spingeranno ancora più forte e ti cercheranno il midollo e si faranno dei dadi con i pezzetti del tuo femore o del tuo omero.

Questo accade nelle strade.

Nei teatri, nei cinema e nelle sedi del Partito il programma è totalmente diverso. Qui si esibiscono gli artisti della violenza. Questi sono posti riservati ai ranghi alti della società, non al Popolo che sta tra le strade a far baccano e a giocare con la carne e col fuoco. Per l’aristocrazia del Socialismo lo show è ricercato e grandioso. Ci sono spettacoli con macchine di tortura sofisticatissime, frutto di millenni di progresso tecnologico, altri invece con animali adibiti all’annientamento del corpo delle vittime, e altri ancora con colti e benvestiti dandy che con coltelli e altri attrezzi trasformano la carne in opera d’arte.

Di quest’ultima categoria fanno parte, ad esempio, i “disossatori” che, con poche lame e pochi tagli, tentano di asportare quante più ossa possibili agli uomini che hanno sotto i ferri. Senza ucciderli, sia ben chiaro. Una volta morto uno ne viene portato un altro. Si comincia dai denti, poi le dita delle mani e dei piedi, poi le braccia, le gambe, il bacino, le costole, la spina dorsale, il cranio. Quasi nessuno resiste all’ultima e più coraggiosa privazione. E dovreste vederli alla fine questi uomini-vermi, senza ossa, collassati al suolo, che non riescono a muovere nemmeno un centimetro del loro tumefatto corpo se non gli occhi, che saltellano sbarrati ovunque a cercare aiuto.

Poi ci sono gli “scarnificatori” che hanno invece la passione opposta: strappare pelle e carne cercando di tenere in vita scheletri svuotati. Ed è magnifico quando li vedi scarnificare un corpo tremulo come una foglia e farlo in tanti piccoli pezzi non più grandi di una cellula. Sembra una granata di colori brillanti e lucenti. Quando tolgono la pelle e i muscoli gli organi cominciano a pendere e poi si strappano e si squarciano a terra esplodendo come palloncini pieni d’acqua. E un teschio apre la propria bocca ossuta, prova di una morte senza voce.

E c’è un’aspra contesa in atto tra queste due categorie: chi dice che sia più avanguardistico strappare ad un uomo i tessuti molli e chi invece sostiene quelli ossei. Ognuno fa avanguardia a modo suo, viene da rispondere a me.

Ma non finisce di certo qui: ci sono maghi dei veleni che torturano per ore le loro tele con tinte fatte di pozioni e composti strani che iniettati sapientemente nel corpo accelerano o rallentano la morte e lasciano sul filo della lama per ore se non giorni. E la follia ha mille volti e mille vie per attuarsi…

Una volta ricordo che furono chiusi in una cella dieci individui (non chiedetemi se uomini, donne, vecchi o bambini, non c’è differenza lì dentro) e fu detto loro di fare una scelta: o ucciedere gli altri e cibarsi delle loro carni o morire immediatamente fucilati. L’ultimo che fosse rimasto avrebbe avuto la libertà. La voce fuori campo del presentatore non aveva finito di dire le regole che già quei pochi metri si erano convertiti in un mattatoio nel quale le armi erano i pugni, i gomiti, i piedi, le ginocchia, le unghie e i denti. Lo spettacolo durò una mezzora e alla fine il vincitore non vinse di forza, ma di furbizia: aspettò che gli altri si elimassero da soli e solo alla fine uscì allo scoperto ed uccise gli ultimi tre. Ai primi due due cavò gli occhi e poi spaccò loro la testa contro il lucchetto della gabbia, mentre con l’ultimo lavorò un po’ più di immaginazione. Quest’ultimo era riverso sulla pancia squarciata di un corpo e affondava le mani e la faccia nel profondo masticando e bevendo senza sosta come un bambino goloso. Gli arrivò di corsa da dietro e con la forza di una tigre gli assestò una ginocchiata sul collo spezzandoglielo, credo, dato che una volta a terra cominciò ad avere le convulsioni e a spruzzare schiuma bianca dalla bocca. Lo voltò, gli si sedette sopra e stringendogli il collo gli strappò la trachea. Tutte le arterie si abbandonarono a quella mano e si aprirono al suo tocco. Lui lentamente abbassò la testa e cominciò a succhiare da quella fontana. Quando si alzò in piedi tremava per l’adrenalina che aveva ancora in corpo.

Non fece in tempo a capire di essere l’ultimo rimasto: un colpo di fucile lo colpì in piena testa facendondegliela esplodere. Il pubblico applaude. Al vincitore la libertà di morire.

Queste rappresentazioni d’élite vengono trasmesse a reti unificate il giorno seguente per far sì che anche il Popolo possa assistere alla grande cultura nazionale. Solo gli spettacoli del Leader non vengono trasmessi. Si dice che lui solo assista a spettacoli privati, spettacoli per uno spettatore attivo che aziona macchine e stagliuzza persone e che gioisce per quella festa che per lui non ha mai fine.

Io vi sto scrivendo questa lettera con la televisione accesa e roboante di grida e strilli.

La Corea del Nord è Wilhelm Meister, è la Nazione che più di tutte si è votata al teatro, allo spettacolo, alla scena luminosa, alla luci della ribalta, al cabaret, alla danza vorticosa, alle immagini di violenza estrema, alla sana morte senza censure, alla vita senza vita. La Corea del Nord è la vocazione teatrale. La Corea del Nord è teatro.

Tramontate stelle, l’alba è rossa di sangue in Corea del Nord ed è stupenda da guardare per le strade e negli schermi.

Questa è forse la festa più sentita nel nostro glorioso Stato.

Ma ad Adele tutto questo non l’ho raccontato.

Rim Zjung-Man

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...