Il Pastore – Parte Settima – Famiglia

Fu strano scoprire poco dopo quella visita medica che io e Magdeleine eravamo diretti nello stesso luogo.

“Che diavolo ci fai qui lurida sgualdrina!” tuonò Bernadette quando se la vide arrivare in casa.

Non avevo capito bene all’inizio cosa potesse avere a che fare una suora con Bernadette, anche se quella era una suora un po’ particolare. Quella ragazzina, che poi seppi avere sedici anni, era niente di meno che la figlia di mia moglie.

La cosa inizialmente mi turbò, ma in seguito ne fui felice. Se Magdeleine era la figlia di Bernadette questo voleva dire che io ero il suo patrigno e che formavamo una famiglia. Una famiglia vera, non come quelle che si vedono nei film in televisione. Una famiglia per la quale avrei dovuto fare ogni cosa, che avrei dovuto difendere e mantenere.

“Non devi fare proprio un cazzo, deficiente” interruppe bruscamente i miei buoni propositi Bernadette “quella piccola puttana si è comportata da ingrata fin ora e adesso chiede il mio perdono. Tu stanne fuori e lei adesso esce da questa casa”.

Era furiosa. Ne capii le ragioni poco dopo. Magdeleine era scappata da casa perché diceva di avere la vocazione e si era messa in testa l’idea folle di farsi suora. Dopo tutto quello che sua madre aveva fatto per lei. Bernadette le aveva insegnato tutto, o quasi, su come esercitare il mestiere, su come trattare i clienti più esigenti, su come fare la civettuola quando era richiesto o la timida e remissiva oppure la padrona conturbante. Le aveva insegnato come leggere negli occhi d’un uomo quali fossero le sue fantasie più abiette e proibite (forse anche per questo con me ci ha saputo fare così bene).

Tra le altre cose mamma e figlia avevano già una bella attività avviata e non dovevano certo sottostare ad un protettore che le avrebbe sfruttate. Ad ogni modo una notte, senza dire una parola, Magdeleine prese la sua valigia e partì.

Era ritornata perché diceva di avere dei problemi di salute e che l’avevano congedata per essere curata dalla sua famiglia. E la sua famiglia volenti o nolenti eravamo noi: io e Bernadette.

Continuai ad avere rapporti sessuali con Magdeleine. Il fatto che fosse la figlia di mia moglie non mi frenava affatto, anzi mi dava un brivido in più. Certo stavamo attenti a non farci scoprire, ma fu più che altro un nostro scrupolo: a Bernadette di sua figlia non importava nulla. Io non avevo rimorsi di coscienza. Non tradivo mia moglie: quello era solo sesso.

Magdeleine era stata un fallimento per sua madre, una delusione. E poi le ricordava il padre Albert. Albert da quasi dieci anni viveva in Messico. Aveva conosciuto in un nightclub di Marsiglia una vecchia vedova piena di soldi e insieme si erano trasferiti oltreoceano. Da allora non si seppe più nulla di lui. Albert era stato il primo figlio di Bernadette avuto da un uomo che non ho mai saputo con l’esattezza chi fosse. Probabilmente un vecchio camionista spagnolo di cui non si sapeva neppure il nome.

Antoine raccontava che Albert fosse un uomo davvero affascinante e forte, muscoloso, un duro che avrebbe saputo gestire alla perfezione quel bordello. Bernadette se lo voleva scopare da quando aveva compiuto quattordici anni e fu allora che il figlio la mise incinta.

Fatto sta che quella ragazzina, avuta da un rapporto incestuoso, ha vissuto l’infanzia senza un padre e quando cominciò ad essere abbastanza grande da capire come va il mondo diventò sempre più ribelle. Desiderava vivere una vita tutta sua, la libertà, essere autonoma e indipendente, non sottostare al volere di sua madre. Poi un giorno disse di aver ricevuto la vocazione, di volersi fare suora e quando le fu negato categoricamente, scappò via.

Io volevo prendermi le mie responsabilità di capofamiglia comunque. Sarei stato un buon padre: deciso sì, ma volevo essere anche un amico per mia figlia. La situazione, però, di lì a breve si complicò. Infatti Magdeleine rimase incinta. Ormai Bernadette si era decisa a cacciarla definitivamente da casa. Prima che lo facesse, però, la ragazza confessò la nostra relazione e che quello nel suo grembo fosse anche figlio mio.

Bernadette non se la prese poi tanto, ma non voleva certo allevare il figlio di un incesto elevato al quadrato. Chiesi aiuto ad Antoine, ma nemmeno lui volle ospitare quella ragazzina incinta.

“Da quando casa mia è diventata un ospedale del cazzo?!” disse. Mi sentii come san Giuseppe durante la notte di Natale in cerca d’un posto dove far partorire la Madonna. Tutti ci chiusero la porta in faccia. Così portai quella povera ragazza nella stalla della capre, ma per delle complicanze Magdeleine abortì. Poco dopo morì anche lei. Non la pianse nessuno. Nemmeno io, dopo aver saputo che a metterla incinta era stato Antoine mesi prima.

“Non cresce certo in due settimane il ventre di una donna incinta, tontolone! Ho avuto un rapporto con Magdeleine tempo fa. Lavoro nel tempo libero come giardiniere al convento di Lourdes. Mi ero perfino finto sordomuto per ottenere quel lavoro. L’avranno cacciata dal convento perché era rimasta incinta. Peccato, era carina.”

Non volli sapere più nulla di donne. Quella ragazzina mi aveva preso in giro come un bambino. Da quel giorno passai gran parte del tempo sulle mie montagne con le capre di Antoine. Loro non mi avrebbero mentito mai.

Leoluca Palminteri

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