Bullone e Quell’altro – Lollo

La seconda sigaretta che ho fumato mi voleva picchiare. Mi ha detto che se non la finivo di fumare mi picchiava, spaccava una bottiglia, la nascondeva e poi la cacciava fuori quando la mettevo in bocca per tirare. Io l’ho fumata lo stesso e mi ha dato solo uno schiaffo perché poi è morta.

E sono pazzo, e va bene, ma siete voi che non potete capire, mortali! Io parlo con le sigarette.

Quando Bullone era offeso e io mi rompevo le palle di stare da solo a scrivere e la canna finiva e andavo a bussare alla porta di camera sua, lui faceva finta di non sentire, però io sentivo che faceva la mucca sottovoce.

Quindi gli dicevo che stavo aprendo, e aprivo la porta. Lo trovavo sempre che rideva, e sembrava sempre che prima aveva fatto finta di piangere, che non aveva pianto veramente se poi rideva così – mi sa che gli piaceva essere picchiato con la mazza dura.

Bullone l’ho incontrato quando era appena arrivato qui, veniva dalla campagna, da una regione piccola che non ricordo mai come si chiama. Era in un negozio di vestiti e si stava comprando un cappello rosa di lana con il ponpon bianco.

– Perché rosa? Ti piacciono gli uomini? – gli ho chiesto, perché boh, il rosa è rosa alla fine.

E lui ha detto no, ha detto: – Mi piace il cappello, no gli uomini, – e aveva ragione, ha sempre ragione Bullone.

Gli ho chiesto come ti chiami e lui ha detto un nome lungo e io gli ho detto Bullone è meglio. Essì, è sempre così, i nomi lunghi non me li ricordo mai e l’unico modo per ricordarmi è inventare un nome nuovo.

Voi siete umani.

E poi siamo andati a vivere qui insieme, a casa di Favetta.

Ci siamo trovati subito bene, a tutti e due piacevano un sacco i tacchini e abbiamo deciso di prendere Lollo in casa. Quando era piccolo era assai bello, tutto nudo e morbido, poi poche piume, poi tante piume e sempre più colori poi ha iniziato a urlare poi a sporcare tutto e adesso sta in una scatola di plastica grande che abbiamo preso dai cinesi e abbiamo bucato per farlo respirare. Esce solo quando gli attacchiamo la punta del coltello spezzata al becco e lo facciamo combattere col cane del fidanzato pankabbestia dell’amica di Bullone che chiamo Zuretta, essì, anche lei il nome lungo.

Una volta Bullone ha provato a farsi Lollo. Ha detto che era meglio se iniziava a prendere prima confidenza con l’uccello duro, poi glielo metteva nel buco, e così l’ha messo in uno dei buchi per respirare. Lollo è andato subito vicino e l’ha beccato senza pensare proprio.

Bullone si è incazzato, ha aperto la gabbia e gli ha dato un pugno nello stomaco, poi gli ha legato le zampe, l’ha schiacciato sul divano e ha tentato di ficcarglielo dentro, ma non ce l’ha fatta perché Lollo si muoveva troppo e stringeva assai il buco, ha detto che era entrata solo la punta.

Alla fine abbiamo liberato Lollo e l’abbiamo fatto sfogare un po’ nella stanzetta che poi abbiamo chiuso a chiave. Se lo chiudevamo subito dentro la scatola di plastica impazziva e moriva. Così l’abbiamo lasciato libero nella stanzetta, l’abbiamo chiusa e sentivamo che scavava sul muro col becco. Forse sfogava la rabbia, essì, ha fatto bene… pure io facevo lo stesso. Ha fatto un sacco di buchi, ma così non muore e poi, quando lo chiudiamo di nuovo, sta bene nella scatola.

E poi i buchi erano belli, li abbiamo collegati col pennarello nero ed è uscita la faccia di Gesù, e abbiamo detto che Lollo era Gesù e voleva dircelo coi buchi. Però poi Bullone mi ha detto che eravamo stati noi a unirli così i buchi, che potevamo farlo in un altro modo, ma l’abbiamo fatto proprio in quel modo, e quindi noi eravamo Gesù. Secondo me Gesù era assai drogato per apparire nei buchi di un tacchino.

È bello un tacchino. Se ti fai le canne e non ti va di scrivere, ti metti e lo guardi. Fa sguardi stranissimi, sembra che non esiste quando ti guarda e pure tu non esisti più se lo guardi un sacco di tempo e fumi le canne, e non ti rendi proprio conto.

Poi ti rendi conto, e ti rendi conto pure che prima non esistevi. Che il tempo era passato ma tu non c’eri, ed è una sensazione assai bella. Hai il potere di scomparire.

La sigaretta m’ha detto che è normale, che Lollo è morto. E allora le ho chiesto se lei era viva, e ha detto sì. Le ho chiesto se Gesù eravamo noi, Lollo o il disegno dei buchi e lei mi ha detto che anche lui era morto. E allora le ho chiesto ancora se era viva e lei ha detto sì, era viva. E io? Le ho chiesto, Sono vivo? E lei ha detto solo quando la fumavo perché lei era viva.

Michele Noccioli

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