Bullone e Quell’altro – Emmeddì (1′ Parte)

Io e Bullone non andiamo a messa, a noi piace la droga.

Ma come che c’entra se è la stessa cosa? Anzi è meglio. Gliel’ho detto a mamma: – Tu vai ogni domenica in chiesa e preghi Dio, io lo vedo ogni sabato.

E Mamma mi ha picchiato con la mazza dura. E vabbè, alla fine non le capisce ‘ste cose, ma se faccio un figlio io gliele faccio capire subito. Glielo dico che non mi arrabbio, che se si droga è giusto. E poi sai che bello se ci droghiamo insieme? Se sono io il primo con cui si droga? Mi ricorderà sempre così. Io mi ricordo tutte le prime persone della droga: Solicchio, Casto, Luigino Colera, Sirceno, Cristina Lapoffa. Che bello… queste sono le cose vere.

Mica la droga fa male, questo è quello che ti vogliono far credere per poter essere gli unici a controllare dio, a tenere il potere di dio, per questo ti dicono che i santi che erano con loro erano gli unici che lo avevano visto, e tutto questo è fatto perché così alla fine credi che Renzi è bravo, ma se ti droghi capisci subito tutto.

L’emmeddì fa capire un sacco di cose. E non fa male, ti fanno credere che fa male così tu lo credi e quando la prendi te la pigli a male e poi non la prendi più e non puoi vedere Dio se te la prendi a male, vedi Satanass, che alla fine è la stessa cosa (questa è pure ‘na cosa importante, poi forse ve la spiego, se lo faccio adesso perdiamo assai tempo. Vabbè in pratica se tu stai bene vedi Dio, se stai male Satanass, ma alla fine è la stessa persona, all’inizio erano uguali).

E io e Bullone andiamo ogni sabato a drogarci e a ballare con tutti quanti. Alla fine la droga mi piace tutta, prendo quello che c’è, però mi deve piacere. Alla fine prendo sempre l’emmeddì che mi piace.

Andiamo tutti con l’autobus, con il 20. Quello che porta Alpilastro, quello con le badanti ucraine grasse che picchiano i controllori e fanno bene, quello che c’è scritto KETAMINA col pennarello, quello in cui non paghiamo mai. Alla fine siamo assai gente e il controllore non entra neanche e se entra non paghiamo lo stesso. Una volta era entrato e l’autista ha chiuso tutte le porte e io le ho aperte con un calcio e via, con 80 euro di multa mi drogo un mese. Ciao ciao, essì, ciaoproprio.

Comunque, vi dicevo, è come la messa, c’è pure la processione con le fiaccole. Il bus ferma a venti minuti di distanza a piedi e noi facciamo la processione tutti insieme. E mica è una processione che si sta zitti che non si può parlare che c’è la madonna e devi pregare e devi pensare alla madonna ebbasta e a nessun altro e ‘ste cose qua. Macché! Parliamo e urliamo tutti, facciamo pure la fiaccolata con le canne, e ce le passiamo tutti e ridiamo e siamo insieme e siamo assai belli. Quelli della madonna so’ brutti. Te lo faccio capire subito a te che leggi: tu prendi un bimbo, no? Un bimbo che non sa niente e che capisce e basta. Lo prendi e lo metti a guardare le due processioni, secondo te a quale ride? A quella della madonna che stanno tutti zitti con la madonna o a quella che tutti dicono cose stupide e urlano senza motivo? E allora!

E mamma non capisce, e mamma ellamadonna!

Poi arriviamo Allazzaretto e la musica non è ancora assai cattiva e cerchiamo la droga. Bullone non ha mai i soldi e cerca sempre di fare i pompini per la droga, ma un sacco di volte lo picchiano e alla fine gliela do io che tanto il vecchio un po’ mi paga.

E prendiamo l’emmeddì e la sciogliamo e la beviamo e poi facciamo una canna per aspettarla e non ci pensiamo neanche che tanto poi la musica chiama da sola, e se tu non ci pensi e l’emmedì ti sorprende è ancora meglio.

E te lo dico. La prima volta che ho bevuto l’emmedì ho fatto i gargarismi prima di ingoiarla, perché è così che devi fare per partire bene e infatti così l’ho visto.

La prima volta che ho preso l’emmedì, te lo dico, ho visto Dio.

La musica era super veloce, assai potente, faceva tatrararattàttàtrattàttà trattàttàtratarararatrarararararararararara trararararararararararararara. E quindi ti faceva sentire tutto il tempo, il tempo che passava era preso tutto dalla musica, anche le parti più picccole, ogni ra prendeva una parte piccolissima di tempo. E così c’era tutto il tempo, sentivi tutto il tempo, assai proprio, ma proprio perché era assai poi il tempo non lo sentivi proprio più, più c’era e più non c’era, più c’era e più scompariva.

Prima mi sono perso nella musica, poi ero la musica e poi non ero più io. Così sono iniziato a salire, a salire, e andavo sopra la testa, uscivo fuori dalla testa e mi guardavo da sopra. Era assai bello perché il corpo ballava e io ero sopra, ero sopra e ballavo insieme, nello stesso tempo, guardavo e sentivo il corpo che ballava. E non c’era più la barriera tra me e le persone che ballavano. Eravamo tutti insieme, uniti. Se guardavo in faccia a qualcuno non vedevo un altro, vedevo un altro me e sentivo che pure l’altro vedeva sulla mia faccia la sua faccia e era me. Non era un altro, ero io – E io era l’altro, tutti e due insieme. Ero io e l’altro insieme.

E poi salivo ancora di più, seguivo la corrente che saliva, la corrente buona assai buona e calda che saliva e mi sentivo sempre più leggero e che salivo, come una piuma sull’aria calda che sale.

E il corpo era sempre più lontano e lo sentivo sempre di meno, ma lo sentivo, lo guardavo e lo sentivo che ballava ed era sempre più piccolino. E ero oltre me, non sentivo più che ero io. Io era solo un corpo che ballava, che sentivo poco poco ballare adesso, ero assai leggero, assai buono e salivo ancora…

E adesso vedevo il tempo. Ero nel tempo. Il corpo non lo sentivo quasi più era piccolissimo e lo sentivo poco, lo guardavo poco e lo sentivo poco. E vedevo il tempo davanti a me. Di qua il passato, di là il futuro e al centro il presente che era tutti e due insieme. E io ero perfettamente nel centro. Se mi provavo a spostare di qua sentivo il passato, se mi spostavo di là sentivo il futuro, e sentivo che se li sentivo non era buono, che erano tutti e due come vetri sporchi di fronte al mondo, se invece stavo al centro era tutto limpido, si vedeva tutto bene, era tutto perfetto… e io stavo al centro, essì, epperforza.

Ho visto sopra e mi sono sentito subito caldissimo, assai caldo, come una coperta di luce tutta su di me, vedevo e sentivo, sentivo, sì, sentivo e basta, non vedevo, pure che vedevo non lo vedevo con gli occhi, lo vedevo come vede un gatto che non sa che tiene gli occhi, lo sentivo, sentivo la luce calda calda, assai assai buona.

Lo guardavo e stavo assai bene e volevo andare da lui, subito da lui. Però sapevo che se andavo da lui poi il corpo lo perdevo, poi sveniva, poi non sapevo se poi potevo tornare, se volevo tornare. Se andavo diventavo tutto insieme, ogni cosa, io tutto insieme con ogni cosa, all’inizio di tutte le cose là dove c’è il calore assai assai buono e lì poi non te ne frega più niente, lì poi non torni più…

E io volevo ancora restare, essì, poi un giorno, quando sarà, andrò dalla luce buona. Allora non volevo andare, avevo paura, ma alla fine lo volevo fare, lo volevo fare assai. Sentivo che io alla fine non ero niente e che se andavo da lui ero tutto. Lo guardavo e volevo essere lui. Era la cosa più bella e più buona di tutte.

Sono stato assai così, vicino a lui, a sentire che mi riscaldava bene che così poi stavo meglio, che così distruggevo le cose brutte che mi sporcavano la testa da assai tempo, mi puliva tutto. Io mi aprivo e lui mi puliva e distruggeva le cose brutte, tutte le cose brutte distrutte, solo l’aria calda nella testa, assai assai buona… e poi sono sceso, essì. Ho capito da solo quando dovevo scendere e sono sceso e gli ho detto grazie per sempre, sempre grazie, sempre grazie e lui era assai assai assai, era assai…

Michele Noccioli

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