Il Pastore – Parte Tredicesima- Rivelazione

I giorni cominciarono a passare velocemente come se tutto fosse un sogno bello dal quale non avrei voluto mai svegliarmi. Tutto mi sembrò così chiarificato, così limpido: la mia vita aveva finalmente un significato profondo, vero. Marie quotidianamente dava senso alla mia vita. E questo senso aveva inizio e fine in ogni suo passo incerto fra la bruma, nella sua ombra scura sull’erba fresca, nell’aria dolce di quei monti e in quel cielo immenso che condividevamo. Eravamo parte e significato comune di un tutto infinito e vivo. E quel nuovo messia misterioso ed eterodosso mi mostrò come fosse folgorante la luce di questa esistenza nuova che stavo iniziando a vivere.

Avevo cominciato a seguire tutte le funzioni religiose di quell’uomo, prima per accompagnare la piccola fedele di proprietà di Antoine, poi per curiosità e voglia di scoprire la vera essenza del nostro esistere, infine per me stesso. Non ne potevo fare a meno, smisi di bere, di drogarmi, di cercare una via d’uscita alternativa verso la salvezza. La mia salvezza era lì in quelle case apparentemente abbandonate e diroccate sulla montagna. La mia via d’uscita era nelle parole di quell’uomo che divenne una guida nel buio della mia solitudine.

Ogni giorno partecipavo ai riti, offrivo il mio segno di vita a chi volesse dissetarsi d’amore e poi la sera correvo dalla mia piccola Marie per amarla fino a notte fonda. Erano giorni pieni di vita in cui mi sentivo davvero felice.

Tuttavia un dubbio profondo mi lacerava dentro: era giusto amare la piccola Marie? Io ormai uomo adulto ma dentro forse ancora bambino e lei così indifesa e fragile. In fondo era solo una bambina, come potevo continuare a violare le sue carni tenere? Avrei dovuto fuggire via, lontano da lei e dal suo profumo? Fuggire come un criminale? Perché ho peccato ad amarla?

Una mattina che era appena finita la cerimonia presi coraggio e decisi di parlarne col padre. Si chiamava Luca, era un siciliano che aveva avuto questa rivelazione da ragazzo e da allora decise di viaggiare in tutta l’Europa per diffondere il suo verbo. Era un uomo non più giovane, con un pizzetto canuto e due occhi di ghiaccio come due capocchie di spillo che fissavano minacciosi.

“Padre – dissi – devo ringraziarla”

“Caro figliolo, tu sei un uomo pieno di vita ed ho visto che partecipi con dedizione alle mie celebrazioni” rispose con un’aria ieratica e saggia. Il tono della voce era pacato e lieve tanto che sembrava non parlasse lui stesso ma uno spirito magno, una divinità celata in quelle vesti umane.

“Padre, lei mi ha mostrato il Vero, sono un altro uomo da quando l’ho incontrata”

“Tu sei il figlio del sacro, il profondo sarà cercato nelle parole dell’immenso …”

“Padre …”

“L’abisso in cui giacevi fu solo una prova che tu hai superato per venire a me. Il nostro Dio, cosa è il nostro Dio? Egli è vita o morte?”

“Vita padre, vita infinita, padre mio”

“Bravo figliolo. E qual è il segno tangibile della vita offerta dal nostro creatore per rendere immortale la sua creatura finita se non lo sperma umano? Ecco perché bisogna scambiarsi un segno di vita che è un segno d’amore”

“Padre io volevo chiederle …”

“Iddio – tuonò impetuoso – chiede la pace e l’amore fra gli uomini! Che sia maledetto il giorno in cui un uomo non dimostri il suo amore per una donna e che una donna non accolga il dono offertogli con abnegazione!”

“Padre …”

“Dannato l’uomo che privi la sua donna di un tale omaggio, dannata la donna che rifiuti il privilegio di bagnare le labbra tremule alla fonte dell’esistenza! Un Dio santo e misericordioso non avrà pietà, non avrà pietà di loro.”

“Volevo dirle che amo una giovane. È solo una bambina e forse io sono troppo grande per lei. Non ha ancora smesso di succhiare il latte dal seno di sua madre, ma io l’amo, l’amo, l’amo. Non riesco a smettere di pensarla, di desiderarla. Lei poi mi dimostra sempre il suo amore ed ogni volta e come se …”

“Per questo è necessario – mi interruppe – che così in processione come nella vita d’ogni giorno tutti gli uomini scambino un segno di vita alle proprie donne e ad altre donne finché non sia esaurita la brama di vita che Dio ha riposto in ognuno. Dio, figlio mio, bisogna bestemmiarlo. Io bestemmio spesso durante il giorno ed è cosa giusta. Perché se Dio non esistesse, e lungi da noi un pensiero di siffatta turpitudine, il suo giudizio non tuonerebbe sui nostri capi chini e pietosi. Se al contrario esiste, come è vero nei secoli dei secoli ed eternamente ancora, se al contrario esiste due sono le ipotesi possibili: o il nostro Dio sa ridere di sé e perdona noi tutti, oppure non possiede alcun senso dell’umorismo. Ma dimmi, caro figlio mio, quale Dio perfetto non ha senso dell’umorismo? Quale Dio perfetto non sa ridere di sé? Un Dio perfetto è un Dio autoironico.”

Nel pronunciare queste parole cariche di insegnamento mi mise una mano sulla spalla e mi guardò dritto negli occhi. Non aveva risposto alle mie domande, era come se non mi ascoltasse, ma non volli sottolineare le mie perplessità e non lo interruppi.

Fu comunque un momento di comunione con me stesso. In un certo senso quell’uomo era riuscito a darmi le risposte che cercavo senza pronunciarle direttamente.

Tornai subito in casa d’Antoine, erano giorni che non passavo più neanche da Bernadette, e rincontrai Marie. Ancora una notte d’amore, ancora una notte di vita. Era quella la risposta che cercavo. Era in quella carne tremante e tenera, in quella voglia pazza che avevamo in corpo e dovevamo appagare, in quelle ore passate a fare l’Amore, l’Amore, l’Amore.

Leoluca Palminteri

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Gesù Pantocreatore – Cattedrale di Monreale

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