Bullone e Quell’altro – Il cane allegro nel metallo

 dog_with_a_gun  Agli arresti domiciliari sto tutto il tempo a fissare Lollo che mi fissa e sta fermo, solo qualche volta scatta un po’ la testa e la gioggola che ha sotto il becco trema, ebbasta, solo quello, che tanto alla fine in uno scatolone di plastica bucato dei cinesi che può fare? Solo stare fermo e fissare e odorare la cacca che ha sotto le zampe che gli piace.

  E che devo fare io? In una scatola coi buchi che faccio? Lo fisso e odoro la cacca pure io, ma a me non mi piace come a lui.

Qua la sigaretta fa la tosse e io non so che fare. Tutto è ancora più sempre uguale e che faccio?

  Bullone sta tutto il tempo con me e cucina la frittata di cipolle fritte che mi piace assai, esce solo per comprare la droga che io non posso uscire e va lui. Gli do i soldi e va, gli spiego bene quanto gli devono dare per non farlo fregare che è scemo e è facile che lo fregano, e va.

  E questo, e poi finisce la droga e va di nuovo e cucina le frittate. Gli voglio assai bene quando fa la frittata che mi piace, ma alla fine sempre bene gli voglio.

  Poi arriva il vecchio che vuole essere sputato e lo sputo e faccio finta di fare la mucca e penso alla mostarda della cinese e faccio la mucca.

  E questo, e ogni volta veniva e lo sputavo, ebbasta, essemprestacosa.

  E fissavo i muri e erano bianchi e mi sentivo ‘na cosa strana e brutta dentro, nello stomaco mi sa, ‘na cosa vuota. ‘Na cosa vuota che si colorava. Se guardavo i muri si colorava la cinese, che adesso che avevo avuto la cinese e non la potevo più avere stavo assai male. Pensavo alla schippa della cinese che non potevo avere e subito mi veniva in mente Milù, essì, perché era l’unica che aveva la schippa. E stavo male per la schippa cinese e per Milù e iniziavo a pensare a Milù e per non pensare dicevo a Bullone di andare a prendere la droga. Ma la droga in casa non serve, stai solo male. Con le finestre piccole, tutta luce, solo i muri bianchi e il corpo pazzo di spidd… e io che faccio adesso? Mi faccio le canne e non le sento, e ho liberato Lollo e ho iniziato a corrergli dietro e ogni volta che lo raggiungevo gli davo un colpo in testa con la mano e lui alla fine ha smesso di correre, si è messo fermo e faceva assai paura. Ha capito subito che mi faceva paura e che era potente e allora mi ha beccato forte e mi ha fatto i puntini di Gesù sulla pancia però non li ho collegati, tanto usciva sempre lui e non è che faccio la stessa cosa per vedere la stessa cosa, che tanto lui è ebbasta.

E Lollo continuava e continuava, sempre buchi, buchi nello stomaco dove già c’era la cosa strana brutta e vuota e faceva male assai e urlavo e allora Bullone ha sentito ha visto Lollo che bucava, l’ha preso a pugni nello stomaco e l’ha finita e l’abbiamo messo nella scatola e era più fermo di prima, mi fissava solo e basta, non scattava neanche più con la testa.

  E ormai non potevo neanche più correre dietro a Lollo che avevo paura e che facevo? Stavo fermo, fissavo i muri e vedevo il canarino giallo della cinese e Milù, le vedevo e mi rendevo conto che non c’era né una e né l’altra.

Vedere significa proprio questo, capire che una cosa non c’è.

  Però prima vedevo veramente, vedevo come Lollo che non sa che tiene gli occhi e c’era ogni cosa, c’ero pure io, mi vedevo da solo, e mo’ niente. E mo’ con il fatto che c’erano solo i muri bianchi vedevo male, capivo che vedere era capire che una cosa non c’era.

  E allora pensavo a cose strane da fare. Avevo mandato a Bullone a prendere la droga e ero rimasto solo perché non volevo che vedeva, chissà poi che pensava, e sono andato da Rallero. Ho aperto la gabbia, l’ho fatto uscire e l’ho guardato e poi è morto – che poi non è neanche vero che è morto era solo per scriverlo che mi piace.

  E mi sa proprio che mi devo uccidere ebbasta, mi uccido io, uccido a tutti quelli miei e andiamo tutti insieme… essì, mi sa di sì, ecco perché mi piaceva scrivere che Rallero era morto, essì, lo ve’ che tutto ha senso pure le cose strane che mi piacciono ebbasta pure se non hanno senso.

  Mi sono messo nella stanza e ho preso il fucile di nonno, quello che mi aveva lasciato e tenevo io sotto il letto pure che non avevo il porto d’armi che tanto non serve. Lo volevo da quando ero piccolo, era assai bello. Teneva due grilletti, uno più avanti e uno più dietro. Era liscio e bianco ai lati e teneva scolpito un cane allegro nel metallo. E lo volevo sempre, dicevo nonno nonno me lo dai? Ti prego nonno, dai, dammelo e nonno diceva che ero piccolo e io dicevo che non sparavo che tanto lui a caccia non andava più che me lo lasciava pure senza cartucce, io lo volevo solo, non volevo fare niente. E poi me l’ha dato quando è morto e adesso so cosa fare, adesso che devo morire pure io. L’ho capito alla fine che dovevo fare, all’inizio lo volevo ebbasta, sentivo una cosa che non si capiva, che lo voleva ebbasta, e ‘mo eccola qua che la cosa si vede, ecco qua che si capisce, alla fine.

  L’ho tenuto sempre sotto il letto e alla fine ho capito. Prima lo guardavo solo, lo guardavo non tante volte come appena me l’ha dato, ma una volta ogni tanto, però sempre, e sempre sotto il letto.

  Alla fine ormai non sentivo più il mondo intorno, non era vero proprio, e la sigaretta faceva pure la tosse. Muovevo le mani e erano mani ma non erano mie, io le muovevo ebbasta. Quelle andavano, e falle andare che le vedo e capisco che non ci sono, essì, e la sigaretta fa la tosse cof cof.

  I ragni mi guardavano, lo sapevo. Sentivo che mentre prendevo il fucile, Tonino, Ricciolo e Spadassa mi guardavano, i tre ragni degli angoli che prendono le zanzare. Solo quando mi facevo le canne e mi prendeva a paranoia sentivo che i ragni si mettevano d’accordo per uccidermi di notte e prendersi la stanza tutta per loro. Però pure adesso mi ero fatto una canna ma non mi aveva preso a paranoia, però se i ragni mi vedevano forse sì. Comunque mi vedevano.

  E allora mi sono visto pur’io, mi sono visto allo specchio e non ero vero, non era vero quello, che era quella cosa? Quella cosa brutta senza senso, ‘na cosa morta, un fantasma morto. Mica quegli occhi sono miei? Quei capelli? Mi toccavo e non sentivo. La pelle? Tutta quella pelle è mia? Enno, non la sentivo con le dita se toccavo.

  E allora ho preso il fucile e ho sentito di nuovo il mondo con me dentro, adesso ero nelle cose, nel tutto, nelle cose che passano, in tutto quello che passa e tutto aveva senso, assai senso come nelle storie di Edgar Allan Poe che ogni minima cosa ha senso.

  Sono andato di nuovo allo specchio mentre quello nello specchio sorrideva, e appena ho messo il fucile in bocca mi sono visto allo specchio e ero vero! Ero quell’altro! Ero io quello col fucile in bocca, tutta quella pelle è mia porcoddio! Ehero felice! E sono anche bello così col fucile! Assai bello! Vero proprio! Errido! Ciao Ricciolo guarda il fucile in bocca! Tonì’ lo vedi il dito quant’è bello quando stringe il grillo! Spadà’ e mo’ sparo!

  Però non ho sparato, no, ancora no. Finisco ‘sti domiciliari, mi drogo forte, scrivo ‘sto libro e mi sparo che col fucile sono vero e i ragni mi possono pure vedere che tanto sono vero.

Michele Noccioli

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