Bullone e Quell’altro – Ecciao

ciao

Lo vedo già che succede: appena finisco di scrivere arriva Bullone alla porta con Lollo preso per il collo mentre lo prende a pugni forte e quello già sta fermo ebbasta. Mi dice che sentiva che io gridavo BAM! BAM! mentre scrivevo. Era appena arrivato e sentiva BAM! BAM! e è venuto a sentire, e aveva sentito di lui, aveva sentito BAM! Bullone BAM! che lo volevo uccidere col cane allegro, e aveva sentito che quando muori sogni e se muori bene sogni bene, è per quello che ti dicono le cose sul paradiso e l’inferno e su Gesù così ti convinci e quando muori le sogni – e pure io le voglio sognare, glielo dico a Bullone, me l’ha detto Dio all’orecchio che le devo sognare.

E Bullone dice che avevo ragione assai e che lui è d’accordo che tanto alla fine è giusto, che l’ha capita la cosa che è sempre uguale ero io che non l’avevo capito che l’aveva capita. Aveva sempre ragione Bullone. Bullone capiva sempre le cose,

pure lui puzzava.

E dice che lui uccide Lollo, io Rallero e poi fa Kimono per l’ultima volta e io vado a fare la Mostarda Cinese, poi lui spacca Kimono e ci spariamo insieme col cane allegro così sogniamo insieme e andiamo insieme da Gesù e da Milù e lui dal gatto morto.

Allora vado da Rallero, a uccidere Rallero, ma alla fine Rallero era già morto, l’avevo visto e era morto. Rallero è morto dall’inizio, da quando mangiava le carote, non era mai esistito, non sapeva perché era là, neanche io lo sapevo, sapeva solo che c’era e pur’io sapevo solo che c’era – guardava i pisolli, rideva

e acqua e carote.

Lo caccio fuori dalla gabbia, lo metto nella vasca da bagno, gli chiedo gli anni e prima che si mette a ridere di nuovo lo sparo col cane allegro.

– Hai visto che non risponde? – dico alla sigaretta, e lei stavolta muta sta.

Quella diceva che rispondeva e quello non aveva mai risposto e mo’ è giusto apposto, è giusto quello che è, e io sento che le cose che devo fare sono giuste, sono quello per cui sono nato, sono il fucile allegro che volevo da piccolino e non sapevo perché e alla fine lo scopro, scrivo e capisco tutto.

Gli ho sparato in testa e è tutto uno sputo di sangue e cose di sangue nella vasca e allora apro l’acqua della doccia che lava tutto e vado da Bullone.

Bullone sta picchiando fortissimo una cosa strana per terra, una cosa di piume e rosa rosso poltiglia purè. Ti ha fatto i puntini di Gesù e adesso deve morire, dice.

Ha ragione.

Tutto è giusto.

Voi siete umani, noi siamo Bullone e Quell’altro.

Bullone che picchia un catarro di piume per terra.

Basta, è morto, gli dico.

Deve essere tutto uguale dice lui, quando le piume e il sangue sono uguali la smetto, e allora gli dico spostati e quando si sposta sparo al coso col cane allegro e diventa tutto uguale.

Lui mi guarda e con gli occhi dice che non è tutto uguale, che ci sono i buchi ebbasta, ma poi capisce che è tutto uguale, che è tutto giusto – sorsino, santo, mi guarda e capisce.

Allora Bullone va da Kimono e io vado dalla cinese, lo so già che è sola e vado e sorrido e lei guarda strana e prima che prende il telefono la colpisco in faccia con la mazza dura e lei cade. Si muove ancora, altra botta forte e apposto. La porto dietro dalle lampadine e faccio la mucca però con lei che non si muove non è bello, vado al buco sopra che almeno è più stretto e via ma niente proprio, così no che non ha senso che se non gli piace non mi piace. Allora faccio la mucca da solo, apro la bocca della cinese che si chiude e prendo gli stuzzicadenti doppi e la tengo ferma aperta e faccio la mucca e mischio lo sputo di pisollo biancoliscio con il canarino di tartaro dei denti che affonda nello sputo e si mischia, il canarino bagnato mostarda cinese che cola dalla bocca e va a finire sulle tettelle piccioni raggomitolati e li bagnano,

wumpi wumpi.

Torno da Bullone e guardiamo Kimono, lui tiene ancora il pisollo duro fuori e dice che vuole morire così che poi rimane così e così a lui gli piace.  Allora ci guardiamo e prendo il fucile, lui un grilletto e io l’altro e spariamo a Kimono che esplode di crema ancora calda che schizza addosso, una coperta di sputo di pisollo di Bullone che ci bagna e ci fa sentire insieme, che è il nostro abbraccio, il fucile e la crema, il gatto morto e il cane allegro, io e Bullone, Bullone e Quell’altro.

E tutti abbracciati di crema ci guardiamo, capiamo che sogniamo insieme, ci guardiamo, lo guardo e vedo me sulla sua faccia e pure lui lo stesso, si vede nella mia faccia, e siamo insieme, siamo Dio e quando sentiamo che siamo Dio, quando lo sentiamo bene lo capiamo tutti e due e allora ci spariamo e ci spariamo insieme e ci siamo sparati, ecciao.

E Bullone è morto col pisollo duro sporco di peli di Kimono.

Michele Noccioli

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