Cristo è risorto. Storia di due tossici di cui uno muore (ma subito però) – 2.

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            Poi me ne accorsi, quando – ancora profondamente sciokkato – notai qualcosa muoversi al mio fianco, nella vasca da bagno. Era Poggi che aveva alzato un attimo la testa, come Signorlungo, come la gatta, tanto per accorgersi che ero io e poi ritornare alla sua posizione che pareva di genuflessa adorazione verso quel cadavere sguazzato col ramo al posto del braccio.

            Rimasi qualche lungo minuto immobile a cercare di capire chi ero, a ricompormi, poi iniziai a realizzare la situazione e mi tornarono i conati di vomito, e sguazzai ancora, fino a quando non cacciavo soltanto acqua mista ad acidi gastrici. Uscii fuori, andai a bere dell’acqua a sciacquarmi il viso e fumare una sigaretta e pensare checcazzo-dimmerda-erasuccesso-diocane.

            Aveva fatto tutto Poggi che si era drogato di chissà quale pazza droga mai sentita che gli aveva schizzato il cervello contro chissà quale parete dell’immaginario e lo aveva spinto ad uccidere il povero vecchio Nubio.

            Dovevo farlo riprendere, sarei andato nel cesso risoluto e avrei cercato di farlo riprendere, gli avrei gettato una secchiata d’acqua in faccia che dioscrofano già stavo riempiendo il secchio del mocio e entrando nel cesso cercando di non guardare, di non respirare, di intravedere solo quel tossico dimmerda e buttargli la cazzo dell’acqua di cristo in faccia che tanto già era nella vasca e almeno si lavava quella puttana.

            Appena gli arrivò la secchiata addosso Poggi ebbe solo un leggero tremito, malgrado la sferzata violenta sulle spalle e lo schiaffo d’acqua sulla nuca non fece quasi una piega: con calma alzò la testa, vide il cadavere bagnato ed ebbe come un guizzo negli occhi, poi sollevò lo sguardo al cielo e disse, in tutta santità, con il viso liscio e puro d’un bambino e la purezza negli occhi: – Cristo è risorto, – rivolgendo lo sguardo al cielo e levandosi in tutta la sua scheletrica altezza di stracci sudati e zuppi sul cadavere di Nubio. Aveva l’aria del cerimoniante di un rito scomparso, di uno sciamano post-nucleare con quegli occhi sintetici e gli occhiali saiberpanc sulla fronte – ed eccolo che si avvicinava l’avambraccio destro alla bocca e affondava i denti nella carne, e stringeva, cazzo se stringeva quel malato masochista ritardato dimmerda.

            Ero immobile, non riuscivo a reagire, potevo soltanto essere spettatore, e dovevo esserlo.

            La morsa dei denti aveva ormai vinto sulla pelle ed ecco i primi rivoli di sangue a calar dal braccio.

            Ora che guardavo meglio il cadavere del povero Nubio , ora che non avevo più niente da cacciar fuori nello stomaco e così sciokkato che tutti i miei sensi avevano crashato potevo notare che il povero vecchio compare era completamente nudo e stava seduto sulla tazza aperta del cesso con l’unica mano ancora intatta inchiodata al muro con delle viti.  Quel ritardato di Poggi intanto non dava alcun segno di dolore, anzi pareva che addirittura sorridesse e si eccitasse a sbrandellarsi il braccio a morsi (l’ombra di un’idea spaventosa circa le circostanze della morte di Nubio iniziò a farsi spazio nei miei pensieri) tant’è che non si fermò al primo morso, ma se ne diede un secondo, un terzo, fino a quando il sangue non colava abbondante, solo allora si guardò per bene il braccio, sempre con gesti estremamente lenti, profondamente sentiti in ogni loro microparte – contemplò il braccio e parve soddisfatto. Chiuse gli occhi, inspirò a fondo con le narici e alzò il braccio sul cadavere per fargli colare il sangue in testa come se fosse una specie di malsano  balsamo battesimale: – Cristo è risorto, – sussurrava all’inizio, poi il tono saliva, e saliva, Cristo è risorto, Cristo è risorto,  e saliva sempre di più e il sangue colava e io non riuscivo a fare niente, niente, non potevo muovermi – vi giuro che ho provato, ve lo giuro diocane, niente, niente, solo Cristo è risorto – Cristo è risorto, sempre più forte, e adesso urlava, CRISTO, e adesso a squarciagola, adesso urlava così tanto cristo che si strozzava la voce in gola in una specie di rantolo da porco sgozzato come Kurt Cobain alla fine di Territorial Pissing.

CRISTO È RISORTO, PORCODDIO.

Michele Soccioli

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