Cristo è risorto. Storia di due tossici di cui uno muore (ma subito però) – 4.

            occhio

             Alle 10.30 di Venerdì mattina per via del Pratello anche se è Novembre e stai a maniche corte col braccio squartato e accanto ti cammina il Cristo con la coda di gatto e il braccio ramo tutto vestito da tossico, la gente non si cura più di tanto di te, basta che dai la parvenza di esser felice e chiacchierante in balotta, ancor meglio se hai una birra in mano che infatti il Maestro aveva già stappato, peccato fosse una Atlas, ma tanto si vedeva subito che eravamo tre drogati.

            Non so come cazzo avevano fatto, ma quei due avevano un mazzo enorme di banconote con numerosissimi pezzi verdi da cento. – Sono dono dei fedeli, – dicevano, e si andavano a comprare un etto di bamba da Peppino.

            – Ogni crocifisso ricorda il mio sacrificio, – suggeriva Cristo, e rollava una canna con la birra sotto l’ascella mentre camminava con la coda che sembrava allegra.

            E il Pratello scorreva sotto i loro passi, l’aria pungente era colorata del fumo del loro spinello e il cielo bianco li scrutava con il suo occhio cieco, li vedeva, li rimirava, riguardava, se li girava, rigirava ma non aveva ancora capito chi cazzo erano quei tre drogati.

            Il Toxicbazar di Peppino era la sua camera singola in un appartamento dalle porte scardinate in cui vivevano in otto con i senegalesi. Peppino aveva la faccia consumata, lo sguardo perso, i denti mangiati, un piercing in fronte e tatuato MERDA sulle falangi superiori delle mani, anche su quella del pollice: non potevi fare quella cosa figa che chiudevi il pugno e si leggeva, però avevi MERDA scritto sulle mani: eri il peggio, ‘rcoddì. Peppino ti faceva sedere sul letto, chiudeva una canna, iniziava a fumare e i primi dieci minuti passavano in conversazioni banalmente toxic-fest: sei stato allascossa? Che musica? Ma hai visto che domani c’è…? Com’era l’emmeddì dell’altra volta? Stavolta è ancora meglio, ti spappola il cervello proprio. Chi è il tuo amico? Cristo, ahahahahahah, è vero che somiglia; perché la coda di gatto? Animale e uomo; E il braccio? L’ha perso? Perché un ramo? Animale, uomo, albero; ecco! E tu col braccio squartato? Ahahahahahah! Non senti ancora la pelle, ah? E mo’ vuoi la bamba, ah? Bastardo!

            Un etto!?

            Oooooo, vedi che stasera facciamo una festa, c’è una che fa il compleanno, venite. Via Ferrarese, 7, sì, ott’emezza-nove, campanello Priscione.

            Un etto di bamba.

            Arrivammo al 7 di Via Ferrarese che erano le dieci, ce l’eravamo fatta a piedi da Andrea Costa al ghetto di Bolognina. Avevo dovuto assecondarli entrambi fino in fondo per tutta la giornata, così ero strafatto anch’io, camminavo tiratissimo e ormai non sentivo più le gambe ma solo l’infinita potenza motrice della bamba e dell’Amaro del capo di cui tenevamo uno zaino pieno travasato in bottiglie di plastica di acqua Sanbenedetto da due litri.

            Ci venne ad aprire una ragazzina che a occhio e croce era minorenne, o appena maggiorenne, e infatti era la festeggiata e aveva appena compiuto diciottanni. La casa era dei suoi nonni ormai defunti e i suoi gliel’avevano lasciata usare per il compleanno. La ragazzetta era palesemente strafatta e ci aveva accolti facendoci dei succhiotti sul collo. Pareva estremamente incuriosita da Cristo. – Ma lo sai che somigli a Gesù? – e lui sorrideva e agitava la coda. – E poi quel codino, fammi toccare, – e gli andava a toccare la coda di gatto della povera Signorlungo, e poi ad annusare l’ano come i cani. – Cazzo ti sei fatto al braccio, vez? – e l’Emmanuele le piazzò La mano di dio tra le cosce e quella capì subito, comprese appena si bagnò all’istante. Se lo voleva già trascinare in camera sua, ma Cristo le fece: – Aspetta, – e cacciò quel che rimaneva della bamba, ancora poco più di mezz’etto a occhio e croce, e imbastì una bella tavolata di raglioni infiniti per tutti, cacciò le bottiglie da due litri di Capo e via. Se ne fece quattro di fila, senza mai riprendere fiato, quattro bottoni di bamba due x quindici e poi sfondò la porta della camera della ragazzina con lei ancora attaccata alla coda. Si sentirono urla orgasmiche multiple per almeno un’oretta filata e noi continuavamo a farci raglie su raglie. Qualcuno, in disparte, basava.

            Michele Sboccioli

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