Cristo è risorto. Storia di due tossici di cui uno muore (ma subito però) – 7.

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Non si trattò di uno di quei cambiamenti repentino-apocalisse con gli effetti speciali. Si trattava di un virus silenzioso e sotterraneo, un batterio invisibile che agiva nell’oscurità e s’insinuava sotto le coperte per entrarti in bocca durante il sonno, tra un sospiro e l’altro. Tutto cambiava velocemente in realtà, ma ormai non ce ne accorgevamo neanche, tanto eravamo assuefatti dal cambiamento e dalla novità a oltranza; soltanto, dopo la prima esplosione di Padre Pio, esplodeva qualche vecchia salma ogni tanto e qualche centinaio di fedeli morivano nella sborra.

            Ovviamente si erano formate le prime sette suicide che si raccoglievano intorno alle salme più quotate e aspettavano a digiuno per giorni che i santi prendessero vita, li abbracciassero ed esplodessero. Erano convinti, e non logicamente a torto, che se il santo li avesse abbracciati nel momento estremo e con lui fossero morti non sarebbero potuti andare in nessun altro posto che in paradiso. Non davano molta importanza al dettaglio dello sperma, no. I suicidi del Sangue di San Gennaro però sì. Loro credevano che il sangue in quanto nettare di vita fosse l’equivalente ancestrale dello sperma, non a caso amore e morte sempre a braccetto, pensavano, e credevano che il sangue si sarebbe fatto sperma e sarebbe esploso per consegnarli all’eternità marchiati dal suo santo sigillo.

            Alla fine morivano tutti di fame. Soltanto due miracolati di Catania che nel duomo aspettavano che i pezzi di Sant’Agata, tutti posti in diversi reliquiari, prendessero vita, si ricomponessero e riformassero la santa, soltanto loro. Lì l’illuminato compì il miracolo dello sperma nella scatola. Fece esplodere la reliquia della tetta con tutto lo scrigno d’argento in faccia alla signora Annina e il busto, pure quello d’argento, esplose di sperma con le budella e i polmoni della santa sul Signor Giuseppe che era tutta una brodaglia di merda bianca con la testa esplosa, entrambi suicidi di, rispettivamente, 69 e 47 anni, morti felici, ora in paradiso, si spera, anche la carcassa senza petto di Annina, chiaro. Nell’acqua santa Cristo aveva versato una boccetta intera di ellesseddì, aveva detto che bastava un segno della croce per parlare con papà. Aveva anche detto che prima tutti potevano sempre parlare con lui, perché non c’erano le nuvole e si vedeva veramente il cielo, e tutti erano il cielo e il cielo era il mondo.  

            E proprio questa sensazione di profonda comunione col cielo fu quel che provai quando Cristo fece esplodere la salma di Santa Caterina nel Santuario del Corpus Domini. Le sorelle che appena la videro prendere vita già avevano capito quel che sarebbe successo, e proprio loro, spose di Cristo, loro che erano andate avanti a zucchine e carote tutta la vita, adesso scappavano via, via dalla loro santa e patrona – perché non volevano morire.

            La loro faccia quando Caterina esplose e vennero travolte, l’ultimo fotogramma visibile dei loro volti, quello in cui hanno pienamente realizzato che stanno per morire e non c’è niente più da fare, quella smorfia sul viso come un prete sull’altare di fronte ad una chiesa vuota, quella smorfia bloccarla e fissarla per sempre, e fare una canna e guardarla, e fare un’altra e guardarla, e continuarla a guardare, ancora e ancora e ancora, e infine scoprire che esiste il paradiso ed è quando c’è solo la smorfia, solo quel fotogramma, e non sai neanche più che significa e che cos’è: il paradiso è quando non c’è più niente e non ci sei neanche più tu, è quando finalmente ti dimentichi di te, di chi sei, di cos’è il mondo e la realtà e tutto allora diventa chiaro, tutto è soltanto ciò che è, o tutto non è proprio niente di niente, tutto è meno della merda eppure è stupendo: è questo il paradiso, boys.

            Ma nonostante lo sperma, i morti e le esplosioni, Gesù agiva di soppiatto, in pochi conoscevano le sue gesta ed era conosciuto soltanto negli ambienti del disagio e nel disagio e nella merda strisciava e c’era sempre qualche macchina o camper che lo accompagnava e qualcuno che sceglieva di seguirlo per un po’, però io e Poggi sempre, anche Marcela sempre. Andava tutto incappucciato con gli occhiali da sole che sembrava giusto quello che era: un drogatodimmerda, figurarsi se lo consideravano. L’aveva capito che se iniziava a fare lo scemo adesso, come la prima volta che era sceso giù in terra, dopo il primo miracolo lo sparavano in faccia e che se iniziava a raccontare le storielle quelli se ne andavano, allora era subito andato dai tossici che quelli almeno certe cose le capiscono e basta: potevano soltanto essere loro, e poi ci volevano gli effetti speciali, e quindi i santi zombi e lo sperma – se no poi è più potente un film di cristoggesù. Un piano perfetto: l’Illuminato nell’ombra, il Nazzareno tra le macerie umane e i muri di casse, Dioketamina, Cristopostnucleare.

Io

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